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louise Hay discussioniMolte persone si ritrovano spesso coinvolte in discussioni molto lunghe o molto intense. Questa esperienza, nota a tutti, è spesso in grado di portarci in uno stato emotivo e mentale molto tormentato. Ogni volta che “entriamo” in una discussione e la facciamo diventare un conflitto, ci allontaniamo dal nostro centro e della nostra pace, la nostra energia creativa viene sviata dai nostri obiettivi e spesso ci sentiamo o sovreccitati oppure stanchi e demotivati.

Come possiamo discutere senza confliggere? Ecco qualche semplice considerazione:

1)Si può pensarla diversamente e avere entrambi ragione. La maggior parte dei conflitti nasce dal bisogno di una parte o di entrambe, di avere ragione e sopratutto di convincere l’altro. Questo bisogno di portare l’altro dalla nostra parte è un punto debole nel nostro sistema. Quando sentiamo il bisogno che l’interlocutore ci dia ragione diventiamo manipolabili, attraverso un “si” o un “no” diamo all’altro il potere di farci cambiare umore. Quando ci confrontiamo con l’altro è bene essere disposti ad accettare l’idea che alla fine del confronto ciascuno continuerà ad avere la propria opinione

2) Noi non siamo le nostre idee. Per molte persone il riconoscimento di sè passa dal riconoscersi nelle proprie idee. Se non sappiamo distinguerci dai nostri pensieri e dalle nostre opinioni ci attaccheremo ad essi spasmodicamente, una parte di noi si dirà “beh io sono i miei pensieri, se io perdo le mie opinioni perdo me stesso”. Questa paura di perdersi e non sapere più chi si è ci  rende molto spaventati e quindi molto agressivi. Quando discutiamo ricordiamoci che sono le nostre opinioni ad essere sul tavolo, e che possiamo cambiare opinione senza perdere identità.

3) Non personalizziamo l’opposizione altrui. Il fatto che la sua opinione sia diversa dalla nostra non implica che questa persona ce l’abbia su con noi o che voglia danneggiarci o indebolirci. Spesso incominciamo a pensare che il nostro interlocutore “lo faccia apposta” per farci innervosire o per farci fare brutta figura,sopratutto se siamo di fronte ad altri. Rinunciamo a questa interpretazione, noi non siamo in discussione, mai. Le nostre opinioni possono non essere accolte dagli altri senza che questo implichi un giudizio su di noi.

4) Non identificare le persone con le opinioni. L’opinione che la persona esprime non ci dice tutto di quella persona, così come le azioni non sono la persona, anche le opinioni non lo sono. Se ci osserviamo bene potremo riconoscere il momento in cui facciamo questo switch nella nostra mente e passiamo da un giudizio sull’opinione a un giudizio sulla persona, da “questa è un idea cattiva” a “tu sei una persona cattiva”. Per quanto le opinioni possano essere lontane da noi, per quanto noi le si possa giudicare negative la persona che le ha espresse è anche molto altro, non dimentichiamolo mai. Non dobbiamo avere troppa fretta di etichettare gli altri ,e quindi essere etichettatia nostra volta visto che ciò che diamo ci torna.

5)Siamo disposti a interrompere quando diventa sgradevole. C’è sempre un momento in cui la conversazione diventa “troppo”: troppo agressiva, troppo animata, troppo emotivamente coinvolgente e sentiamo che stiamo perdendo il nostro centro e la nostra pace, che stiamo per passare dal confronto al conflitto (o magari siamo già nel conflitto). Quando ci rendiamo conto di vivere questa esperienza, sentiamoci liberi di dire “va beh ok la pensiamo diversamente,ho bisogno di fermarmi per calmarmi un pò, ne parliamo dopo”. Ricordiamoci che Non è una fuga , perchè non è una battaglia!!!

6) Ognuno ha la SUA verità. Ogni persona vive in una bolla, questa bolla ha colori e forme differente e permette ua visione di quello che succede là fuori, filtrata e modificata, soggettivizzata per dirla tutta. Molto spesso questi filtri sono frutto delle esperienze passate, di convinzioni maturate negli anni, di timori, paure o speranze.A volte sono frutto di proiezioni. Ricordiamoci che anche di fronte alla “realtà” possiamo vedere cose molto diverse se portiamo occhiali con lenti di colori diversi e non sta a noi contestare e discutere gli occhiali degli altri, visto che a nostra volta ne indossiamo.

7)Lasciamo andare, scegliamo di essere felici. A volte ci soffermiamo nell’idea che per essere felici dobbiamo avere ragione, ma la verità è che avere ragione non porta necessariamente la felicità. Sopratutto quando è difficile determinare chi ha ragione. Domandiamoci, “Oggi voglio essere felice e in pace o avere ragione?”, potremmo decidere/scegliere che, almeno per oggi, per ora, preferiamo essere felici invece che avere ragione.

8)Diventiamo osservatori. Spesso le discussioni ci travolgono, ci sentiamo chiamati in causa in una vera  e propria battaglia. Impariamo a diventare osservatori delle opinioni altrui e della discussione stessa. Possiamo permetter agli altri di dire la loro, anche se fosse la cosa più brutta del mondo (è la LORO opinione, non la realtà, siamo liberi di non crederci) ascoltarli e osservare il loro punto di vista  e poi decidere di mantenere la nostra opinione, adottare la loro o crearne una nuova, Ascoltare  non significa necessariamente dover abbracciare l’opinione dell’altro.

9) Restiamo nel presente. La discussione è finita? bene allora è passata, dedichiamole il tempo che merita per le opportune riflessioni e poi lasciamo andare. Restiamo nel presente, quello che è stato detto da noi e dagli altri appartiene già al passato, non può essere cambiato  e, se è il caso, verrà ridiscusso nel futuro. Noi però abbiamo bisogno di restare nel tempo presente , rinunciamo al bisogno di rimuginare i lati sgradevoli della conversazione o quello che avremmo potuto dire o  di immaginare che cosa diremo la prossima volta che discuteremo l’argomento. Restiamo qui ed ora,l’unico tempo che c’è.

10)Possiamo dire di no! Per finire la regola aurea,prima di entrare in una discussione domandiamoci “io ho veramente voglia di discutere questo argomento? ho voglia di farlo ora?” spesso possiamo permetterci il lusso di non entrare nella discussione e dire “no guarda, ora non ne voglio parlare” oppure , più dipomaticamente di fornire risposte di circostanza senza sollecitare un confronto reale.Non si tratta di “evitare i problemi” si tratta di affrontarli quando siamo pronti , se ne abbiamo voglia e in modo costruttivo, noi siamo l’autorità della nostra vita, possiamo decidere se vogliamo discutere o no

Comunico apertamente e serenamente con ogni persona, sono al sicuro nel confrontarmi con gli altri. Sono libero di mantenere le mie idee, sono aperto all’ascolto di quelle degli altri. (Louise Hay)


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