“Ma quando vieni a fare il corso nel mio salotto?” e altre resistenze:-)

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luise hay paura 2Il cambiamento prevede delle resistenze: è normale che sia così. Quando vogliamo cambiare, per quanto motivati, si attiva anche una parte di noi che di questo cambiamento non vuole saperne. Ho pensato di scrivere questo articolo per ridere un pò insieme sulle resistenze che più spesso ci capita di mettere in moto. Ridere  o sorridere delle proprie paure è un’ottimo modo di farle diventare più piccole. Se qualcuno si sente “accusato” o si arrabbia leggendo questo articolo faccia i conti col proprio senso di inadeguatezza, con la paura del giudizio e con la frustrazione. A volte va bene anche che un articolo ci faccia arrabbiare se può servirci a metterci in moto. Anche questa è “guarigione”.

Le resistenze sono una parte di noi da benedire perchè il loro intento è di proteggerci dalle delusioni e dal dolore: fino ad oggi siamo sopravvissuti credendo ed agendo in un certo modo; Chi ci da la sicurezza che cambiando modo di agire, pensare e sentire la nostra vita migliorerà?

Certo la nostra vita finora magari non è stata poi così male o magari è stata  facile, magari è stata dolorosa, magari semplicemente poco soddisfacente o complicata ma cosa ci garantisce che se cambio modo di pensare, se faccio questo corso/seduta/sessione via skype/minicorso le cose cambieranno in meglio? e se fosse imbarazzante? e se fosse doloroso? e se non servisse a niente? Per questa preziosa funzione delle resistenze, siamo loro grati, abbracciamole, riconosciamole. Riconosciamo la paura dietro le scuse, il timore e la pigrizia dietro gli impedimenti.

a)”Non me la sento, è una sbattita, devo muovermi”: Viviamo in una società in cui tutto si è automatizzato ed è “a domicilio”, anche la spiritualità e la crescita personale. Abbiamo perso il concetto di fare un viaggio per lavorare su di noi, di fare una fatica per partecipare a “un rito” (c’è chi fa fatica ad andare a messa nella chiesa in fondo alla via o alla lezione di meditazione al centro yoga accanto). In molte culture, come quella indiana o giapponese o dei nativi americani o del sud america è normale dover “faticare per imparare”, il viaggio verso il curandero, il maestro di vita, lo sciamano fa parte della guarigione stessa , è visto come una prova, un test per verificare quanto si sia veramente motivati.
Negli ashram si attende ore in coda sotto il sole per pregare collettivamente, in capanna sudatoria puoi  aspettare ore sudando in 2 mq con altre dieci persone prima che tu possa avere il turno di dire la tua preghiera.
Quando cammini sul fuoco o sulle braci ardenti incominci ore ed ore prima a preparare la pira e fatichi ore per poi camminare 10 minuti.

Io non sono di certo un maestro di vita ne un guaritore , insegno semplicemente una disciplina ed aiuto le persone a fare qualche passo nel loro percorso di vita eppure ho sentito  e visto ogni genere di resistenza. Se vuoi andare da qualche parte nella vita devi muoverti e muoverti costa impegno e a volte fatica, che banalità vero? eppure pare che non sia un concetto cosi’ chiaro per la parte di noi che resiste.

b)”Quando vieni a farlo nella mia città?”louise Hay lontanto Quando ho voluto studiare con le tecniche di Jim Leonard, Sondra Ray, Louise Hay
ho  viaggiato come un matto per anni: Roma, Verona, Trieste, Aosta, Bologna, Nizza. Parigi, Torino facendo tre lavori per pagare tutto. Ho dormito spesso e volentieri in auto. Molti miei studenti vengono a Milano da Palermo, dalla Sardegna,da Aosta, da Trieste, da Parigi, dalla Slovenia, dal Trentino, alcuni si alzano alle 4 di mattina pur di venire, imparare e stare con il gruppo. Perchè loro credono che valga la pena. E Tu? lo credi? Perchè se no è inutile parlarne.

Prima di lamentarti della distanza domandati:”E’ veramente questo il problema? Nell’epoca di treni e aerei a 19.90 superveloci e degli alberghi a 40 euro è questo il problema? Se dovessi farmi una vacanza  a Sharm el Sheik sarebbe la distanza il problema? Se invece di andare a questo corso dovessi andare a fare una gita sarebbe veramente la distanza il problema? Ho visto spesso le stesse persone che ad ogni evento su FB ribattevano che non si teneva nella loro città, avere un impegno proprio il giorno in cui c’era un corso a 10 km da casa loro…la distanza non è il problema, la paura lo è.

c)”Non ho tempo. non è il momento” ……….”e quando pensi che lo avrai?” domando io. Non c’è un momento adatto per incominciare a guarire o a prendere consapevolezza, se non hai tempo ora per pensare a te stesso quando lo avrai? Meno ti stimi meno hai tempo per prenderti cura di te ma questa è una spirale discendente. Alla fine più aspetti  a lavorare su di te, meno hai stimaM meno consideri importante trovare del tempo per te, meno lo trovi..riconosci in questo un gatto che si mangia la coda? Louise Hay sostiene che quando si vuole cambiare basta semplicemente decidere, il come si troverà. 🙂

dare valore denarod)”Eh ma i soldi…” Il soldi non sono un problema, il valore che tu dai al tuo benessere e agli strumenti per ottenerlo lo è. Chi lavora con me da tempo sa bene che spesso raccolgo offerte e fondi per le borse di studio e che appena posso cerco di venire incontro agli studenti proponendo i corsi  a un prezzo etico. Eppure, “casualmente”, per alcuni questo non basta. Una volta nel 2013 con la mia assistente Anna abbiamo fatto un esperimento molto divertente: abbiamo raccolto i contatti di tutti coloro che sostenevano di avere un problema economico insormontabile; abbiamo trovato una sede gratuita e un gruppo di donatori che ha pagato le borse di studio, abbiamo proposto il corso a 10 euro (meno di una pizza), avvertendo tutti mesi prima; Delle 50 persone in elenco se ne sono presentate sette 🙂 Siamo ancora sicuri che sia SOLO un problema economico?

Quanto valore dai al tuo benessere? Nella tua scala di importanza  pesa di più e ha più valore la consapevolezza e nutrire lo spirito o altro?Il costo di una seduta via skype di due ore è pari a un trattamento estetico o una tinta dal parrucchiere per le signore, sono cifre che spendete facilmente per una serata in discoteca o una gita domenicale in due (tra benzina, casello e pranzo),un abito…
Ora io sono fortemente convinto che anche i trattamenti estetici siano “terapeutici” e aiutino a sentirsi meglio, anche le gite, anche le serate con gli amici e a me va bene che le persone scelgano di prendersi cura di sè come meglio credono. Solo affrontiamo con onestà il fatto che il tema non è il denaro o il “costo” ma come preferisci spenderlo, o investirlo, assumiti la responsabilità di fare una scelta invece di cercare di darla ad altri.:-)

e)”Qui hanno bisogno di me”..ne sono certo!adult-superman-halloween-costume Hanno bisogno di te sano, vivo, vegeto e funzionante. Ti sei mai accorto
che quando stai meglio aiuti meglio gli altri? Quando sei sereno sei più paziente? Potresti insegnare quello che hai imparato e trasmetterlo alle persone che “hanno bisogno di te”. Questa è una scusa sopratutto femminile perchè , ancora oggi, le donne sono chiamate a un “care giving” maggiore dell’uomo. Eppure a furia di dare a un certo punto tu non ci sei più, dare diventa un automatismo vuoto e poco efficace. Come pensi di educare i tuoi figli ad amarsi e prendersi cura di sè se tu stessa non sai capace di prenderti una giornata per stare meglio?

f)”Non sono dell’umore” e vuoi fare qualcosa per cambiarlo o vuoi tenertelo? Perchè se vuoi tenertelo a me va benissimo ,mi domando solo se nel momento in cui venisse a bussare l’uomo o la donna della tua vita li manderesti via perchè “non sei dell’umore”? . Ecco il lavoro su di sè è come l’appuntamento con la persona più importante del tuo mondo : TU. Sei sicuro di voler rimandare perchè non sei dell’umore?

Sono certo che tutti ci siamo ritrovati almeno in uno di questi punti,sorridiamo di noi stessi e delle nostre paure. accettiamole, amiamole, lasciamole andare. Buttiamo il cuore al di là dell’ostacolo e facciamo qualcosa per cambiare la nostra vita, veramente, senza aspettare che altri lo facciano per noi o che sia comodo o vicino.

un abbraccio

Giancarlo Rabericati
Formatore e insegnante Louise Hay dal 1998

contatti: gian@louisehayitalia.org  oppure 3271428376 da lun a ven dalle 11.00 alle 19.00

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Crescita personale e falsi miti

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guidance-confusion-620x330_0La crescita personale è un percorso individuale. In questo percorso alla ricerca della consapevolezza, lungo una vita intera, possiamo incontrare tante discipline, tante filosofie e tanti “insegnanti”. Non è tutto oro però quello che luccica. Vediamo insieme alcuni “falsi miti” della crescita personale. Forse questo articolo potrà sembrarvi “pessimista” o negativo: semplicemente  l’oggetto della discussione è ciò che non va e non si vede, ciò che funziona lo vedete benissimo da soli 🙂

A)SE COSTA TANTO VALE TANTO. Chi l’ha detto? I prezzo  dei seminari, dei corsi, dei servizi viene stabilito da chi li eroga. Non necessariamente il prezzo attribuito ad un corso corrisponde al suo valore. Sono andato a corsi da 500 euro a giornata in cui l’oratore ha parlato, parlato, parlato e non ha detto nulla per 8 ore. In questo caso il prezzo del corso non ci dice nulla sul valore dei contenuti, ci dice però che l’insegnante ha un’ego smisurato ed è un pò avido. Il sapere è stato disponibile solo per un elite di ricchi per millenni, anche oggi e anche nella crescita personale e spirituale si vuole selezionare in base al reddito. Il reddito e la condizione socio economica non possono essere uno strumento di selezione validi.

B) SE VERAMENTE VUOI PUOI.  Ora buttati dal 5 piano e vola, cambia etnia con la fora di volontà, fatti togliere 100mila euro di debiti di equitalia senza pagarli, fatti amare da una persona anche se lei non ti vuole. “Se vuoi puoi” è una verità efficace nei parametri e nei limiti di un mondo fatto di materia come il nostro. La nostra volontà è sovrana nel nostro mondo e sulle nostre azioni ed emozioni. Dobbiamo ricordarci che la nostra volontà però incontra e a volte si scontra con quella degli altri, con le leggi della fisica o della matematica. Possiamo produrre cose meravigliose nella nostra vita ma a volte dobbiamo fare i conti con la frustrazione di non poter cambiare altre cose.:-) Di solito se vuoi puoi viene usato come “leveraggio”, per vendere beni e servizi. Ad esempio, il cliente dice: “mi piacerebbe venire al corso ma non riesco proprio” e il venditore: “se vuoi puoi, se non vieni è perchè non lo vuoi veramente”. Questa  non è crescita personale, ne comunicazione efficace; è  PNL per la manipolazione.

C)E’ UNA TUA PROIEZIONE. Se hai letto il mio articolo sulla de-responsabilizzazione sorriderai: Questo è proprio il genere di gioco che si gioca tra chi bazzica nel mondo della crescita personale per non affrontare le proprie responsabilità. Una variante “di lusso” del “non è responsabilità mia”. Ora, chiariamoci: certo è vero che tutti proiettiamo e che tutti interpretiamo la realtà a nostro modo ma se mi stai camminando sui piedi e ti dico di scendere non sto proiettando, è un dato oggettivo. Posso, proiettivamente, mal interpretare le intenzioni con cui l’hai fatto ma l’azione c’è stata. Se io lavoro 30 ore come da contratto per te e tu non mi paghi, non sto proiettando “il padre cattivo” su di te, non sto trovando uno sfogo il mio senso di ingiustizia pregressa; tu non stai agendo secondo le regole, è un dato oggettivo.

D) NON CI BADARE, PENSA POSITIVO E SE NE VA. Questo è tipico degli insegnanti di truepensiero positivo che hanno studiato poco. Il pensiero crea, ma la realtà fisica in cui viviamo ha maggiore densità, devi darti una mossa per risolvere le cose E continuare a mantenere il pensiero che tutto si risolverà. Quando ti trovi davanti persone che insegnano il pensiero positivo, il metodo Louise Hay, The secret etc con leggerezza e senza preparazione, avendo solo letto un libro o avendo comprato un diploma, le riconoscerai dal linguaggio  e dall’approccio “mondo di zucchero filato”. Vale a dire che con voce flautata sosterranno  che basta non badare ai problemi perchè spariscano, che il mondo è fatto SOLO  di cose fighissime e tutti sono buoni, simpatici e carini, e poi ci sono le nuvolette rosa, gli unicorni e gli arcobaleni. E’ fondamentalemente un atteggiamento di negazione ed evitamento tipico di chi non ha strumenti per processare la realtà. Questa incompetenza ha rovinato un sacco di persone che si sono viste invitare a ignorare i problemi per poi ritrovarseli davanti 100 volte più grossi mesi dopo. Sogna quanto vuoi, immagina, crea, ma perchè funzioni devi riconoscere la realtà ed i problemi oggettivi per come sono.

E)LE IDEE SONO DI TUTTI. Ah si? e come mai chi ripete spesso questa frase ha messo1_QDmiVq4FSSwisRa6YDJOzw copyright  su ogni singola riga dei suoi articoli? Le idee sono di tutti ma la fatica fatta per produrle, l’impegno, le ore di studio, i soldi investiti per imparare non lo sono, come non lo sono i riconoscimenti economici e non. Le idee possono essere fatte girare ma guadagnarci sopra o spacciarle per proprie omettendo il nome di chi le ha avute è di fatto un FURTO, non esiste altro nome. Non fatelo, non dico non fatelo con me, intendo non fatelo con nessuno. Se un’idea vi piace prendetela ma riconoscete il merito altrui con onestà. Negli ultimi dieci anni il mio blog ed il mio sito internet sono stati saccheggiati, chi non è competente prende dagli altri il lavoro fatto e  finito e lo chiama “ispirazione”, avrei potuto segnalare questi comportamenti ma “ciò che dai ti ritorna” non è un falso mito per cui non c’è stato alcun bisogno :-D.

F)PER FARE QUESTO “MESTIERE” BASTA ESSERE DEGLI APPASSIONATI. Dai!  Ho sempre detto io che i percorsi di studio non servivano a nulla e il praticantato ancora meno. Voglio dire: basta essere prevenuti! Chi non si farebbe fare un intervento a cuore aperto da una persona che non ha fatto medicina e che ha visto tutte le puntate di ER e ha l’atlante di anatomia in casa? e le centrali nucleari? Mica vorrai farle progettare da un ingegnere. Pare che pretendere la competenza sia poco democratico nella società in cui tutti devono fare tutto. La crescita personale e la spiritualità sono un mondo che richiede competenza, studio e preparazione costanti. Lavori con le persone e se sbagli pagano loro. Quando arriva una persona per parlare delle ragioni spirituali della sua sofferenza non puoi dargli la risposta che andrebbe bene a te, non puoi (e non devi) fare lo psicologo,  devi capire quali sono le sue ragioni e sostenerlo mentre trova il suo senso dell’esperienza. Quando insegni una tecnica devi trovare l’esercizio più adatto per lo studente, non puoi leggere il manuale e macchinetta.

Per questo vi invito a diffidare sempre dei corsi in cui vi certificano in poche ore o pochi giorni e di quelli in cui è automatico essere diplomati perchè paghi. Un conto è comprare la partecipazione a un corso per imparare  e ottenere un diploma, un conto è comprarsi un diploma e diventare un “esperto” in 5 gg.

G)IL GRUPPO FA LA FORZA: SIAMO UNA COMMUNITY/COMUNITA’/SPAZIO DI CONDIVISIONE.. Di solito quando si entra in certi giri ci sono passaggi specifici. Il primo è il love bombing: vieni letteralmente ricoperto di complimenti, poi c’è il controllo del linguaggio attraverso l’uso di termini specifici comprensibili solo ai membri del gruppo che hanno fatto i corsi, poi si passa all’isolamento dagli amici e dai membri della famiglia perchè “loro non ti capiscono”,  poi tocca alla struttura gerarchica: maestro illuminato altissimo, team leader,  vice del team etc, infine incomincia lo sfruttamento: per sentirti a tuo agio devi per forza frequentare le attività (a pagamento) e darti da fare aiutando (gratis). Benvenuti in una psicosetta. La crescita personale è un percorso individuale. E’ bello praticare con gli altri, è bello condividere e confrontarsi, sostenersi e “scazzare” ma non fatevi ingabbiare dal gruppo.

H)SE VERAMENTE SEI SPIRITUALE/consapevole NON TI ARRABBI MAI. Ecco HS2599incominciamo a dire che tutti si cerca di allenare lo spirito, guarirlo, farlo evolvere. Siamo tutti “spirituali” nel senso che una parte di noi è spirito ma siamo anche umani. Spesso e volentieri gli insegnanti stanno sul vostro stesso sentiero, solo un pò più avanti quindi possono dirvi quali saranno i prossimi pericoli che incontrerete ma a loro volta esplorano territori sconosciuti a loro stessi. Alcune delle persone più evolute si arrabbiano e tanto: si arrabbia il  Dalia Lama, si arrabbiava Gandhi, si arrabbiava Madre Teresa di Calcutta e persino Gesù mi pare non sia stato esente da questa emozione. Se personalità di questo livello si arrabbiavano direi che possiamo permettercelo anche noi. E’ cosa ne fai di questa rabbia che fa la differenza, come la esprimi, come la usi senza fartene usare.

I) SE VERAMENTE SEI SPIRITUALE/CONSAPEVOLE SEI SEMPRE GENTILE. Ma anche no, proprio. Preferisco essere vero che essere gentile. A volte abbiamo bisogno di parlare un linguaggio comprensibile per il nostro interlocutore.  A Volte abbiamo bisogno di essere incisivi per il suo bene. Se mio figlio palesa l’intenzione di infilare le dita nella presa una prima volta posso gentilmente dirgli che non è il caso ed è pericoloso ma se poi lo vedo mentre lo sta facendo forse un “Cavolo ti ho detto che non si fa! via di lì!” potrebbe salvargli la vita nonostante non sia gentile. Anche dire a uno studente: “questa tecnica non fa per te, prova a lavorare con quell’insegnante” non è gentile ma è onesto e dovuto quando ci si rende conto che lo studente ha bisogno di altro. 🙂

Eccoci qui in pochi, si fa per dire, punti  abbiamo condensato una certa quantità di falsi miti. Non sono di certo tutti ma almeno possono darvi un’idea di come muovermi meglio nel mondo meraviglioso, ricchissimo e vastissimo della crescita personale e spirituale. Una regola vale sempre: ASCOLTATEVI, cosa dice la vostra voce di questo insegnante? di questo metodo? di questo gruppo? di questo corso?

Giancarlo Rabericati
Formatore e insegnante Louise Hay dal 1998

 

La responsabilità personale e il potere di cambiare

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images (3)La responsabilità è il nucleo del cambiamento individuale e collettivo. Detta così sembra un pò complicata   eppure il meccanismo è molto semplice: se non accettiamo le responsabilità non possiamo sviluppare e manifestare alcun potere personale consapevole. Nella società moderna però si tende sempre di più a collettivizzare la responsabilità delle scelte e delle conseguenze. Sempre più spesso si sente dire: un pò per moda, un pò per sembrare buoni, un pò per fare i superiori: “Non è colpa sua, è colpa della società/ famiglia/ istituzioni/ collettività/ destino!

Questo pensiero, che può essere in parte condivisibile, va però osservato con più attenzione perchè se da un lato “pacifica” dall’altro indebolisce; Ora facciamo un esperimento e proviamo ad usare parole diverse: “Non è responsabilità sua, è responsabilità della società“. Ora riuscite a vedere la differenza? Esatto! Non si tratta più di trovare un colpevole da punire, ma di trovare chi ha prodotto il risultato attraverso una scelta. Questo può permetterci di riconoscere  senza timore le responsabilità di ognuno.

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Certamente nelle scelte personali di ciascuno incidono molti fattori, tra cui alcuni ambientali, che possono influenzare ; Certamente possono “succedere tragiche fatalità”; Certamente può darsi che da questa o quella esperienza si DEBBA passare e che veramente l’unica cosa in nostro potere sia decidere come reagire ad essa. Non possediamo sempre una consapevolezza così alta da comprendere i “percorsi dell’anima”. Molti di noi hanno vissuto contesti estremamente difficili, ma non tutti hanno fatto le stesse SCELTE e hanno prodotto le stesse conseguenze. Nessuno di noi ha “colpa” ma ciascuno di noi ha responsabilità. Il più delle volte la nostra vita è fatta di scelte e microscelte che sono del tutto in mano nostra.possiamo scegliere.

L’operazione di de-responsabilizzazione certamente toglie il peso di aver commesso un errore ma toglie anche la dignità di averci provato e sopratutto  toglie il potere di cambiare le coseSe infatti la persona non ha il potere di fare “succedere” le cose, come potrebbe mai avere il potere di cambiarle.

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Socialmente una persona deresponsabilizzata è come un bambino: è facile da manipolare, tanto, vadano come vadano le cose “non è mai responsabilità mia”. Ma sopratutto è una persona passiva, che non riflette, non prende decisioni, non fa scelte, non produce cambiamenti e non impara dalle proprie esperienze o da quelle altrui. Se vogliamo imparare dalle nostre esperienze, dobbiamo ammettere di aver fatto le scelte che le hanno prodotte.


Nella responsabilità quindi sta anche il nostro potere. 
Quando scegliamo di assumerci la responsabilità  delle nostre scelte, passate e presenti, e dei loro risultati,  riconosciamo di avere in mano il volante della nostra automobile / vita. Così possiamo diventare guidatori consapevoli: faremo errori comunque ma saremo più attenti alla guida e quando sbaglieremo cercheremo di imparare. Questo è uno dei pensieri più illuminanti di Louise Hay.  Pensiamo ai fatti di cronaca come alle nostre scelte passate. Veramente non  si poteva fare alcuna altra scelta? Veramente le persone coinvolte non hanno contribuito in alcun modo a questa situazione? Di fronte ai comportamenti autodistruttivi, alla violenza, ai gesti estremi, agli eccessi di fiducia, alla creduloneria, alle furbizie finite male, è sempre e solo “colpa” di qualcun altro, nessuna possibilità di scelta?

Potere-personaleRiconoscere la responsabilità ci ricorda che abbiamo il potere di scegliere e che anche gli altri hanno lo stesso potere. E’ incredibile il potere “terapeutico” che si nasconde nel riesaminare gli eventi della propria vita e domandarsi: potevo fare diversamente? come? che consapevolezza /strumento mi mancava  in quella situazione per fare una scelta diversa? l’ho sviluppato? posso svilupparlo? Quando incominciamo questo lavoro comprendiamo che nulla succede A NOI ma tutto succede(e lo facciamo succedere) PER NOI,  per la nostra consapevolezza.

Giancarlo Rabericati
Formatore, insegnante Louise Hay dal 1998

 

Louise Hay i miei 20 anni da insegnante

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Ci sono poche insegnanti che abbiano cambiato la mia vita come Louise Hay. Ho conosciuto la sua  tecnica nel 1996 attraverso gli articoli su una rivista new age dell’epoca. Fin dalle primissime letture ho sentito che questo metodo era in grado ci cambiare il mio stato emotivo. Ero un ragazzo di 22 anni e avevo già studiato yoga, buddismo, i primi principi di induismo, leggevo di Teosofia, Jung;  tutto era validissimo ma non riusciva a dare sollievo alle mie emozioni come le poche righe di Louise Hay che leggevo ogni mese. Comprai così “Puoi guarire la tua vita” Edizione Armenia e fu un grande amore, lo divorai e subito dopo mi buttai su “Il potere è in te”. Ogni giorno praticavo gli esercizi allo specchio, le affermazioni di Louise Hay e ascoltavo le meditazioni; qualcosa cambiava dentro di me ogni giorno: la rabbia cedeva il passo alla serenità, il pessimismo alla fiducia. Mi iscrissi così al primo corso Louise Hay “Ama te stesso Puoi guarire la tua vita” e qualcosa cambiò nel mio sistema. Fu l’inizio di un percorso inarrestabile: 10 corsi base, due avanzati, tutti i monotematici, le sessioni individuali, tutta la bibliografia possibile in due lingue e poi la  formazione insegnanti  nel 1998 che delineò la mia vita intera.  Oggi insegno il metodo L.Hay da 20 anni, la mia vita non è perfetta, non è esente dalle difficoltà umane, dai piccoli grandi sconforti, però posseggo una forza ed una fiducia impensabili quando incominciai. Ho imparato come amare, accogliere e lasciare andare le mie emozioni, come amare il mio corpo, ho imparato a vivere le relazioni con serenità, a lasciar andare. Per un “guerriero” come me, che non mollerebbe mai, imparare a lasciar andare ha significato la salvezza fisica e mentale. 

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In tutti questi anni ho perso il conto dei corsi, degli articoli, delle conferenze tenute in tutta Italia ma ricordo ancora le prime con tutta l’eccitazione che ne veniva, le nottate passate a viaggiare  dopo la conferenza per raggiungere la città e la sala conferenze successiva. Ho anche incominciato a dimenticare in parte i visi, un principio di prosopagnosia che ho accettato con amore, perchè anche se a volte non riconosco i visi dei miei studenti (e a volte neanche degli amici), non dimentico mai le loro storie e bastano poche parole per ricordarmi di loro. Nemmeno l’artrite mi ha fermato, ci metto solo di più ad alzarmi dal cuscino durante le lezioni, questa forza che nasce da dentro, è una forza amorevole che ti muove quando ami ciò che fai, è la forza di cui parla Louise e che ciascuno di noi può sviluppare.

Il metodo Louise Hay è molto più profondo di come sembra e negli anni ho potuto scoprirne i lati meno conosciuti e passarli ai miei studenti. L’importanza del non attaccamento, della fiducia nella giustizia della vita, del lasciarsi guidare, dell’amare anche le proprie ombre, i lati meno “fighi” di ciascuno di noi.

Ho scoperto anche che potevo tranquillamente ammettere i miei “difetti” senza che questo mi rendesse vulnerabile e che anche le emozioni più “tossiche” come la rabbia potevano essere trasformate in altro. Ho imparato che se qualcuno dice di no a una cosa che propongo non sta dicendo di no a me; Ho imparato che se qualcuno dice di no a me non posso farci nulla: non possiamo costringere gli altri ad amarci ma è importante non mettere una maschera per essere amati.

In 20 anni ho potuto vedere come le teorie di Louise Hay si sposano con moltissime altre tecniche: dal respiro consapevole del Rebirthing o di Vivation, al Reiki, dal Feng Shui alla comunicazione non violenta. Il metodo Louise Hay ti cambia, ti apre a nuove visioni, a nuovi orizzonti.

Quando Louise è mancata ho sentito qualcosa vacillare, negli anni l’avevo contattata sempre di meno però l’idea che fosse “sempre lì” mi dava sicurezza, con la sua dipartita ho imparato un’altra lezione: ho imparato a saltare senza rete.

Oggi non so cosa mi riserverà il futuro, magari altri 20 anni di insegnamento tra l’Italia e la Francia come faccio ora oppure aprirò un vivaio come ho spesso desiderato , non ha importanza, so che sicuramente l’Universo mi guiderà esattamente là dove devo arrivare per essere me stesso completamente. Quindi:”Grazie Louise Hay” dal cuore.

Giancarlo Rabericati- insegnante ufficiale Louise Hay dal 1998

 

 

Ama te stesso a Milano 23 Settembre

corso intesivo 23 settembre

Finalmente torna a Milano il corso base intensivo del metodo Louise Hay. Quanti di noi hanno letto il libro o addirittura tutti i libri di Louise e ancora hanno la sensazione di ottenere poco? A qualcuno è capitato di fare decine e decine di affermazioni ed esercizi su esercizi e finire sfiancato? Il lavoro con metodo Louise Hay non richiede ore ed ore di esercizio. Si tratta di un metodo pratico, semplice con cui delicatamente cambiare il proprio punto di vista su se stessi e sulla vita. Se fatte nel modo corretto le affermazioni non “rubano” più di due minuti al giorno, lo stesso dicasi per gli altri esercizi.

_6982822Louise Hay è stata una pioniera nel campo della crescita personale eppure non ha teorizzato nulla di originale ed incredibile, nei suoi libri dice: “i pensieri creano la nostra realtà” ed è così semplice e così vero; basta pensare a come i nostri pensieri nutrono le nostre emozioni (migliori o peggiori) e come esse poi influenzano il nostro comportamento. Eppure Louise qualcosa di eccezionale l’ha fatto: ha trovato il modo di  rendere consapevole questo processo e di utilizzarlo a nostro vantaggio. Ha trovato il modo di trasformare questa teoria in esercizi semplici, facili, alla portata di tutti e veloci.

Perchè dunque frequentare un seminario quando ci sono decine e decine di libri di Louise Hay in ogni libreria? Perchè sui libri non c’è tutto. Non ci sono molti esercizi pratici, nei libri non c’è un insegnante con anni di esperienza che ti possa mostrare come svolgere gli esercizi nel modo migliore, perchè in un corso puoi tirare fuori le tue emozioni in tutta sicurezza e scoprire che non sei solo.

Il corso base ti aiuta a programmare un percorso individuale per poter ottimizzare l’impegno ed ottenere  risultati, passare da ore ed ore di esercizi per ottenere poco a 3 minuti al giorno veramente efficaci 🙂

Se sei interessato a lavorare insieme e portare il metodo Louise Hay nella vita reale, a farlo diventare uno stile di vita , un modo di pensare e di sentire ti aspettiamo il 23 settembre a Milano vicino alla stazione Garibaldi per un meraviglioso giorno di corso insieme. informazioni a gian@louisehayitalia.org oppure in segreteria al 32714283876

 

Costruire relazioni efficaci (e liberarsi di quelle no)

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20-maggio1.jpgOgni giorno ci relazioniamo con migliaia di persone e grazie ai social oggi come oggi questo trend è in continuo aumento. Questa “vicinanza” può generare molti attriti, molta confusione e porta a galla le nostre più recondite paure ed aspettative. Lavorare sulle relazioni significa riscoprire prima di tutto la relazione con se stessi, con i propri lati più luminosi e più oscuri. Far pace non solo con le proprie parti più socialmente benviste ma anche con quelle più fraintese e fraintendibili.

Quando veramente incominciamo ad amare noi stessi l’opinione degli altri perde interesse e così restano in vita solo le relazioni significative. Molti vivono solo per compiacere gli altri o per essere compiaciuti dagli altri. Dicono sempre di sì perchè temono che gli altri li giudichino cattivi. Ma cattivi in base a quali parametri? in base a quale metro? Se tutti noi giudicassimo coloro che non fanno quello che vogliamo noi “cattivi”, allora non si salverebbe nessuno. Infatti siamo in una realtà sociale in cui il conflitto è quotidianità.
black-woman-taking-selfieIn un’epoca in cui l’immagine è “tutto” alcuni non sono nemmeno più in grado di avere una vita “non social” e non estetica. Tutte le loro aspettative sono raccolte e in selfie e follower. Questo è un vero peccato perchè palesa il profondo disamore per se stessi. Quando ci si ama davvero non si ha bisogno che gli altri ci diano conferme, ci dicano: “bravo”, “bene”, “sei bella/o”, quando ci si ama davvero non ci interessa che gli altri ci “benvedano”, che siano daccordo con noi, che ci affibbino un like. Tuttavia  nella società moderna questa fortissima pressione spesso ci svia dalla nostra autenticità- Diventiamo così “desiderabili a tutti i costi” diciamo di si quando pensiamo no, curiamo maniacalmente il nostro aspetto o, al contrario, quando i comportamenti degli altri non ci piacciono non esitiamo a criticare e persino offendere.
Quando il comportamento di qualcuno non ci piace e ci rendiamo conto che, nonostante tutti gli sforzi, non riusciamo a comprenderlo ed accettarlo limitiamoci ad allontanarci, con garbo, senza necessariamente esprimere opinioni che possono ferire il nostro interlocutore. In fondo è una nostra opinione. Allo stesso modo quando gli altri ci offendono riconosciamo che è una loro opinione, la loro visione del mondo e non diamogli peso. Nelle relazioni di coppia la vicinanza è ancora maggiore e questo ingigantisce gli attriti e le incomprensioni(ma anche le gioie). Abbiamo bisogno di imparare a tenere a bada le nostre aspettative; la persona che abbiamo davanti ha una storia e un suo modo di amare, possiamo rendere palesi le nostre istanze ma non forzare o ricattare l’altro perchè faccia “come vogliamo noi”. Allo stesso modo non possiamo accettare di venire a patti oltre la nostra natura  solo per essere amati. L’amore non ha condizioni, la relazione si, se queste condizioni sono incompatibili è bene essere sereni e lasciar andare. Può essere un grande dolore ma è meglio di un dolore quotidiano per anni ed anni. L’amore,nonostante tutte le romanticherie che si leggono spesso, non basta. Se i caratteri sono diversi, le direzioni sono diverse, le priorità sono diverse la relazione non ingrana, abbiamo bisogno di accettarlo.
fare per sceltaAnche nelle amicizie e nelle collaborazioni si innescano possibili incomprensioni. Alcuni lati dei nostri amici ci piacciono, altri no. Domandiamoci se  veramente questi lati sono intollerabili e perchè. Domandiamoci se  possono servirci per guarire qualcosa. Infine domandiamoci se veramente questa compagnia ci fa crescere. Personalmente ho imparato che, quando la persona con cui ho a che fare non mi muove nulla, non mi fa riflettere, non mi fa stare bene, parla di argomenti che non mi interessano o ha comportamenti che sono contrari ai miei principi e valori, allora ha più senso allontanarsi in rispettoso silenzio, la mia opinione non conta. La persone non si possono cambiare, cambiano loro da dentro quando sono pronte

Durante il corso apri il tuo cuore impariamo a evitare le persone tossiche; sono quelle persone che con modalità diverse ci allontanano dai nostri principi: possono essere manipolatori, ricattatori emotivi o prepotenti, possono essere al contrario fascinosi e seduttivi. Abbiamo bisogno di riconoscere queste persone il prima possibile e metterle fuori dalla nostra vita.Non importa se saremo disapprovati, non importa se sentiremo la mancanza, non importa se tutti ci disapproveranno dicendoci” ma è così carina”. Noi sappiamo: con loro la nostre energia scende, gli argomenti di cui parliamo non sono”nostri”, proviamo un senso di costante fastidio o dobbiamo morderci la lingua per non sbottare. Al mondo ci sono 6 MILIARDI  di persone, possiamo lasciare che queste trovino qualcuno che è più congegnale a loro e scegliere per noi persone più adatte.

Durante il corso impariamo anche quali sono le nostre credenze sulle relazioni, su noi stessi, sull’amore, su uomini e donne, sul sesso..perchè queste credenze sono i mattoncini che costituiscono i nostri rapporti: se non funzionano vanno sostituite.

Amiamoci davvero, scegliamo quali relazioni costruire e come. Il nostro amore, la nostra compagnia, sono preziosi, scegliamo con chi condividerli. 

Per chi fosse interessato a sperimentare il corso, la prossima data è il 20 Maggio a Milano info a gian@louisehayitalia.org

Respirare per cambiare

respiro-libero.jpgDa quanto tempo non fai un respiro profondo? non respiri con tutto il petto, quasi sospirando? da quanto tempo non provi quella sensazione meravigliosa delle spalle che si rilasciano quando espiri e del petto che si apre e si riempie pienamente mentre inspiri?Respirare è  la principale delle nostre 4  funzioni vitali (possiamo passare settimane senza mangiare , ore senza bere o dormire ma non possiamo stare più di dieci minuti senza respirare). Il respiro è quanto di più vitale e naturale: attraverso di esso espelliamo quasi il novanta per cento delle tossine in circolo nel nostro organismo e la sua funzionalità è essenziale per il buon funzionamento di tutto l’organismo.

Eppure almeno la metà di noi  non respira in maniera adeguata nè corretta, al punto che si calcola che la maggior parte delle persone usi al massimo il 60 per cento delle sue capacità respiratorie.
Questo avviene perchè respiro ed emozioni sono in stretta connessione, quando proviamo un emozione intensa il respiro è la prima cosa che cambia sia nel ritmo che nella profondità  cosicchè se proviamo sentimenti di paura, tensione, ansia per molto tempo, lentamente il nostro sistema respiratorio si modifica stabilmente e si autolimita.

Sarà capitato sicuramente anche a te di provare un senso di oppressione al petto, di costrizione o di fame d’aria nei momenti più stressanti della tua vita e di renderti conto che in realtà non stai respirando pienamente.Le conseguenze di questa involontaria autolimitazione si manifestano in molti modi :una minore ossigenazione ed eliminazione delle tossine  ,maggiori difficoltà nel superare lo stress,tensione, nervosismo, mancanza di serenità, debolezza, mancanza di volontà e costanza e in generale una diminuita vitalità.

La respirazione nella storia e nelle culture

Un fenomeno interessante riguardo alle tecniche di respirazione consapevole e’ che esse hanno origini antichissime e che tutte le
culture sia orientali che occidentali vi hanno sempre prestato la massima attenzione.
Si usa il respiro nelle tecniche yoga del Pranayama, nelle tecniche  sufi ; usavano il respiro consapevole gli sciamani del nord america e quelli  siberiani e anche i monaci cristiani elogiavano le virtù e le proprietà di una respirazione consapevole e piena.
Anche in tempi moderni la psicologia e la medicina hanno dato ampio spazio all’utilità di un adeguata modalità respiratoria valutandone i benefici effetti sia sul piano fisico che su quello emotivo e mentale attraverso discipline come il training autogeno (in cui si usa anche il respiro come veicolo per il rilassamento profondo), o la respirazione olotropica E ancora più recentemente con tecniche come Vivation, Transformational Breath o il più noto Rebirthing.

Perché sviluppare il respiro consapevole:

  La respirazione consapevole include molti vantaggi su diversi piani.  E’ una tecnica molto semplice e naturale che è possibile utilizzare in ogni momento ed in ogni luogo,inoltre non interferisce con le normali attività e porta benefici che si sentono a lungo nel corpo: dedicandosi anche solo dieci minuti alla respirazione consapevole ogni giorno si può aumentare il volume delle propria respirazione fino al 30 per cento in poche settimane.respirazione consapevole

I VANTAGGI:

L’ottimizzazione del sistema respiratorio comporta

Sul piano fisico:

  • una migliore ossigenazione dei tessuti
  • una maggiore disintossicazione
  • un massaggio naturale degli organi interni che ne ottimizza la funzionalità riattivandoli
  • minore incidenza delle somatizzazioni
  • minore incidenza dei sintomi fisici di ansia e depressione
  • maggiore vitalità e una diminuzione della stanchezza cronica
  • sonno più profondo e maggiore facilità ad addormentarsi (respirando nel modo giusto alle ore giuste)
  • maggior resistenza fisica

Sul piano mentale ed emozionale la respirazione consapevole comporta:

  •  maggiore lucidità mentale e  capacità di concentrazione (per effetto della disintossicazione)
  •  maggiore capacità di gestire situazioni di tensione senza perdere il controllo,
  •  maggiore serenità
  •  marcata diminuzione dello stress con tutti i suoi sintomi tipici,
  •  maggiore vitalità ed energia a disposizione,
  •  maggior resistenza all’affaticamento mentale
  • abbandono dei pensieri circolari
  • capacità di pensare in maniera originale (out of the box)

Inoltre aiuta a  :

  •  Sviluppare maggior apertura agli altri ed alla vita,
  • Sviluppare Maggior flessibilità su tutti i piani
  •  Aumentare la capacità di introspezione e di centratura durante le pratiche meditative
  •  Superare i traumi del passato e ad abbandonare le “cattive abitudini” (è usato per facilitare l’abbandono delle dipendenze)
  •  Ritrovare la  voglia di fare e di vivere
  • Gestire le ansie sociali
  • Gestire l’agressività e gli scatti d’ira con gli altri

Il corso

Se sei interessato a scoprire in anteprima i vantaggi e l’efficacia della respirazione consapevole o breathwork il prossimo appuntamento utile è il 15 Aprile a Milano. Avrai la possibilità di frequentare due corsi di quattro ore l’uno (oppure uno solo dei due.mattina o pomeriggio). Si tratta di u\n ottimo modo per scoprire il potere del respiro e quanto può fare per noi. Il corso di respirazione consapevole  prende in considerazione sia la storia del respiro che le conoscenze tecnico- scientifiche ad esso connesse,utili e necessarie per una buona applicazione.
Ampio spazio è dato all’esercizio pratico sperimentando varie tecniche di respirazione consapevole da Vivation a Transformational Breath.
L’intera giornata e’ strutturata in due corsi intensivi di  4 ore l’uno. Si può fare solo mezza giornata o partecipare a tutti e due i corsi.

Impareremo l’applicazione del respiro in diversi ambiti: per gestire lo stress, per fare pace con le emozioni, per lasciar andare, per rilassarci prima di dormire, per fermare il carosello dei pensieri. E sperimenteremo insieme una sessione intensiva di respirazione consapevole con cui aprirsi al modo e rimettere in movimento il nostro sistema energetico. Per ognuno dei due corsi è prevista una sessione completa.
L’obbiettivo principale e’ far sperimentare al partecipante la respirazione consapevole ed i suoi vantaggi immediati sotto un accurata supervisione e fornire tutti gli strumenti necessari per poter operare in completa autonomia fin dalla fine dello stage.Si potrà sperimentare la capacità di rilassamento e rigenerazione di queste tecniche così semplici ed efficaci in un contesto sereno e rilassato.

Se sei interessato a partecipare a questa giornata scrivi a gian@louisehayitalia.org

Allontanare critici, detrattori e manipolatori per tornare a vivere

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QuestionarioTutti noi abbiamo opinioni differenti e questo è un bene. Tuttavia spesso le persone utilizzano le critiche per manipolare gli altri.  Una cosa è un’opinione, un’altra è una critica. “Non sono d’accordo”, “Penso che si potrebbe fare anche così” sono opinioni, “Stai sbagliando”, “Non sei capace”, “Non funzionerà” sono critiche e detrazioni. Se ci pensate bene siamo circondati da critici e detrattori, normalmente, con la scusa di fare il nostro bene, smorzano il nostro entusiasmo, ci instillano il dubbio, ci fanno sentire deboli o incapaci.  Qualche tempo fa discutevo con una persona che criticava aspramente una mia scelta. Quando gli dissi “scusa ma io non credo proprio di doverti rendere conto” la risposta è stata “tu sei una cattiva persona perchè io non avrei mai fatto così”, quando ho argomentato che “le persone possono comportarsi in molti modi diversi, non necessariamente come te l’aspetti tu e questo non significa che sia sbagliato e che le azioni non sono le persone” la replica è stata “no è come dico io, qualsiasi altro modo è sbagliato perchè io non farei mai così (quindi se non lo fai come dico io sbagli/sei cattivo)”. Questo spesso è il processo mentale dietro alla critica: il processo dell’aspettativa e del controllo.
Le persone che criticano spesso si aspettano che le cose siano fatte come dicono loro, quando dicono loro e secondo i loro dettami, questa rigidezza impedisce loro di accettare altre soluzioni ma, dal momento che non hanno il coraggio di ammettere le loro pretese ed i loro fallimenti, le trasformano in critiche. images (6)
A volte le critiche sono mascherate da commenti innocenti come: “sei troppo buono”
(sei stupido), “sei troppo fiducioso”( illuso), “sei troppo veloce” (sbaglierai di certo).
Alcuni critici invece non vogliono qualcosa da noi ma nutrono una scarsa autostima e pensano che, se avremo successo, loro sembreranno perdenti. 

Può capitare che le critiche siano molto pesanti al punto da diventare uno strumento di manipolazione, se incominciamo a credere troppo al “critico” finiremo in suo potere. Possiamo accorgerci di essere stati ghermiti dal critico quando percepiamo un aumento della nostra insicurezza, della paura di sbagliare, quando sentiamo la sua voce nella nostra testa dire “non così. cosà”, quando ricontrolliamo le stesse cose migliaia di volte per paura di essere ripresi.
Se diamo al critico troppo potere e troppa dignità lui ci riporterà indietro nel tempo a quando la maestra impugnava la penna rossa per verificare il nostro compito in classe, la stessa tensione, il respiro sospeso in attesa della sentenza, ci farà diventare piccoli al suo cospetto. Questo rende il critico talmente potente che riuscirà a farci fare quello che vuole. Ci farà cambiare idea sulle nostre scelte di vita, ci farà sentire sbagliati quando ci prendiamo cura di noi e facciamo quello che vogliamo, se non lo allontaniamo finiremo per diventare il suo burattino.

Come gestirli:

Quando riconosciamo delle persone che si comportano così possiamo agire diversi “rimedi”, per lo più si tratta di cambiare i paradigmi di pensiero.
1)Le opinioni personali , per quanto emesse dalla persona più influente del mondo, non sono la  VERITA’. 
2)Possiamo essere disapprovati e vivere felici comunque. Non abbiamo bisogno dell’approvazione degli altri per essere felici, essere disapprovati non uccide.
3)Siamo noi che decidiamo cosa è importante e cosa non lo è, siamo noi che decidiamo cosa è più importante : la nostra felicità o l’approvazione altrui.
4)Non siamo costretti a stare zitti possiamo replicare “scusa, so che hai le migliori intenzioni, ma queste critiche non mi aiutano. Vorrei un pò di sostegno” 🙂
waving-lady5)Non siamo costretti a subire la presenza delle persone che vogliono controllarci e manipolarci, con garbo e poco alla volta possiamo sottrarci alla loro ingombrante presenza. Il mondo è pieno di persone, loro troveranno qualcun altro da manipolare e noi persone più capaci di sostenerci.
6)Scegliamo noi che emozione provare: nessuno può offenderci, farci arrabbiare, indebolirci se noi non lo permettiamo
7)Trasformiamo la critica in un consiglio: chiediamo, “quindi cosa mi consiglieresti di fare?” e vediamo cosa succede. SE non possiamo porre questa domanda  trasformiamo la critica in un’affermazione “sei troppo veloce” diventa “fai tutto col tuo tempo perfetto”; “fai sempre di testa tua” diventa “mi do il permesso di accettare consigli”, fai diventare le critiche un tesoro.
8)Non farti intimidire/spaventare: Spesso il manipolatore quando perde il controllo sulla sua “vittima” diventa aggressivo: “lo farò sapere al tuo superiore/tuo padre/il tuo compagno”, “Poi non venire da  me quando sei nella…”, “eggià tanto poi ci rimetto io”. Tenetevi il vostro potere, non abbiate paura di sbagliare, sbagliare non è fallire. Non c’è nulla di che vergognarsi.
9)Lascia andare!!! non rimuginare sulle critiche all’infinito, prendine atto e poi lasciale andare. Non sono la Verità, non sono una profezia, non sono ciò che tu sei. Succedono e restano nel passato se decidi di lasciarle la. Le critiche ci dicono molto di più sul critico che su te stesso.

Se sei interessato a imparare a lasciar andare, anche critiche detrattori e manipolatori, il prossimo corso è il 25 Marzo a Milano “Ama te stesso-il potere di lasciar andare” info a gian@louisehayitalia.org

un abbraccio

L’importanza di accettare il NO nella nostra vita

accettare noAmare se stessi significa anche sapersi assumere la responsabilità di non soddisfare le aspettative altrui e non vedere soddisfatte le proprie. Spesso chi legge i libri di Louise Hay o si affaccia alla crescita personale per la prima volta pensa da “bravo bambino new age”. Essere spirituali significa quindi essere sempre disponibili, fare quello che gli altri si aspettano da noi, approvare sempre tutto e tutti, giustificarsi, sopportare. Questo però è ben lontano dall’essere il nucleo autentico del metodo L.Hay e anche della crescita personale. Quando incominciamo ad amare noi stessi per davvero incominciamo a capire che ci sono cose che vogliamo fare e cose che non vogliamo fare, cose che ci piacciono e cose che no, incominciamo a riconoscere noi stessi come autorità ed incominciamo a fare i conti con la parola NO. Sia subendola che agendola. Le altre persone fanno spesso di tutto per farci sentire il colpa o manipolarci in modo che soddisfiamo le loro esigenze. Non è una questione di cattiveria ma di bisogno, più hanno bisogno che noi facciamo quello che desiderano e più sono insistenti e manipolatorie. Certo il no fa male, quando qualcuno dice di no a una nostra proposta dobbiamo fare i conti con il fatto che questa persona la pensa diversamente e con un’emozione a cui siamo poco abituati: la frustrazione. Allo stesso modo quando siamo noi a dire di no dobbiamo fare i conti con il senso di colpa che questo gesto può provocarci. La nostra società non educa al NO e così le persone si trovano a non saperlo gestire. C’è chi uccide la compagna o il compagno perchè se ne vuole andare, chi stalkera e minaccia la persona che gli piace, chi si vendica, chi si chiude nell’offeso mutismo, chi pretende spiegazioni, chi si mette nella posizione del superiore (tanto non mi interessava). Abbiamo bisogno di fare i conti col dolore che questo no ci anima e di comprendere da dove nasce. Quando è stata la prima volta che ci hanno detto di no? ci siamo sentiti rifiutati? abbiamo superato quel rifiuto?
vera naturaAllo stesso modo abbiamo bisogno di fare i conti con la disapprovazione che il nostro no genera: Quando è stata la prima volta che abbiamo “disobbedito” alle aspettative degli altri? cosa abbiamo provato? l’abbiamo superato?
Siamo 8 miliardi su questo pianeta, potete immaginare cosa succederebbe se tutti soddisfacessero le aspettative altrui sempre e comunque? Esatto: nessuno di noi vivrebbe la propria vita. Ci possono essere dinamiche o comportamenti che non capiamo o che non approviamo ma abbiamo bisogno di lasciarli andare. Cosa succederebbe se ricevuta una lettera di diniego per un colloquio di lavoro ci presentassimo in sede chiedendo spiegazioni? Immaginate la scena surreale: candidato: “lei deve dirmi perchè non mi avete assunto” -il selezionatore:” Mi perdoni ma a che titolo pretende questa informazione?” -Candidato:”Perchè lei me lo deve, perchè io sono venuto a fare un colloquio se no non siete seri” -Selezionatore:”Guardi molto semplicemente non era idoneo” Candidato:”Perchè non mi avete scritto per dirmelo eh? e in che senso? Tutte palle, bugiardi, me lo dimostri ora”. Vi pare surreale? immaginate se succedesse per ogni singola persona che viene rifiutata in un posto di lavoro. Che cosa impedisce che succeda tutto questo? Il fatto che abbiamo sviluppato socialmente la capacità di accettare il no e lasciar andare in quel contesto specifico. Il candidato evidentemente si identifica con il posto, non ha una struttura solida che gli permetta di riconoscere che il no non è una negazione del suo diritto di esistere o valere. Pensate a quanto spesso succede con gli amici o con i conoscenti: un invito a pranzo o cena, un diniego e dall’altra parte una reazione o di offeso mutismo o di supplica (come no? daii vieni) o  di manipolazione (perchè no? non ti piacciamo più? spiegami perchè non vuoi venire). E in amore? “Devi dirmi perchè non mi ami più , dimmelo e ti lascerò in pace”(ricatto) lei/lui:” non so perchè so solo che questa emozione si è spenta e non ti vedo più come prima” lui” ecco non sai dirmi perchè per cui non ti lascio, mi nascondi qualcosa!” eppure l’amore non è processabile, non si può spiegare perchè amiamo e perchè no..il perchè è solo una scusa per non lasciar andare. Molti dei fatti di cronaca nascono da questa incapacità di accettare e lasciar andare e, molto più in piccolo, molta infelicità quotidiana nasce  dalla stessa dinamica. Che cosa è stato perso di vista in questo gioco? La capacità di investire in se stessi e nella propria approvazione, il fatto che ciascuno di noi è l’unica autorità della sua vita, noi per noi, ciascuno per se stesso. Quando dipendiamo dagli altri, dalla loro approvazione ed ammirazione abbiamo costantemente bisogno di sentirci dire di si, di sentirci accettati, approvati ed a volte ammirati. Non possiamo accettare che le persone escano dal percorso comportamentale che noi, nella nostra mente, abbiamo tracciato per loro, dicendoci di no o disapprovandoci.

cambiare-opinioni-e-sentimenti.jpgOggi più che mai lasciar andare è fondamentale: lasciar andare le discussioni, i conflitti, i bisogni, le dipendenze, le aspettative, i torti e le ingiustizie. Persino molte guerre sarebbero assolutamente superate se chi governa e la popolazione fossero così maturi e consapevoli da accettare un  no e lasciar andare il passato per quanto ingiusto. Stare nell’energia della rivalsa, della manipolazione, della mentalizzazione e razionalizzazione estreme ci indebolisce. Oggi incominciamo a dire qualche onesto no e sentiamo come questo ci fa sentire,  rifiutiamoci di dare spiegazioni o di giustificarci o di scusarci, siamo liberi di dire no in ogni momento, impariamo a rispondere al perchè “perchè non voglio”. Questo è uno dei risultati di un lavoro autentico del metodo Louise Hay: prendersi il potere di dire no e di scegliere, prendersi il potere di accettare il NO e andare avanti , lasciando andare.

Un abbraccio e felice giornata del NO a tutti 🙂

Se siete interessati a sviluppare questa competenza vi aspettiamo il 25 Marzo a Milano al seminario intensivo L.Hay sul lasciar andare.Dalle 10.30 alle 18.30. info ed iscrizioni a gian@louisehayitalia.org.

Arrendersi non è fallire…

catene rotte

Spesso sento parlare molti motivatori in termini di resa=fallimento. In realtà arrendersi a volte può essere il miglior successo della propria vita. Pensate a cosa succede se non ci arrendiamo alla morte di qualcuno, a una separazione, a un licenziamento: rimaniamo nel nostro dolore, nel rancore, nella vendetta. Cerchiamo di “recuperare” posizioni, ci opponiamo, a volte perseverare è bene  ma a volte no. Arrendersi è un’istinto naturale quando la nostra sopravvivenza è in gioco, chi continuerebbe a tenere la fune legata al masso che sta affondando nell’oceano solo per dimostrare che è “coerente” o “coraggioso”? Eppure a volte il masso pronto a trascinarci nell’oceano è cammuffato da mille buone intenzioni. Non cediamo in una discussione perchè l’interlocutore deve capire che sta sbagliando e il suo errore è macroscopico e lo porterà a fare sciocchezze (e il nostro paese è allo sfascio per colpa di chi la pensa come lui diremmo ora in clima elettorale) eppure quante volte siete riusciti a convincere il vostro interlocutore? a che prezzo? con quanto tempo speso e quali emozioni raccolte? A volte dobbiamo ammettere che uno scambio di opinioni non può portare necessariamente a una visione comune. Questo succede quando uno dei due interlocutori non è interessato ad abbandonare la propria posizione nemmeno di un millimetro. Spesso poi le persone si identificano con le loro idee e così i conflitti diventano esponenziali: “non si sta più discutendo cosa penso io, si sta discutendo di me”.  In queste situazioni la persona sente messa in pericolo la sua stessa dignità e la sua identità e quindi non cederà mai.feeeedom3 A volte il masso si nasconde dietro ai grandi sogni :”non posso mollare ora, è tutta la vita che” oppure:”non posso lasciar andare questo progetto perchè…”, “devo solo tenere duro, un giorno”. Ogni nostro sogno ha diritto di essere investito, ogni tentativo di essere provato, abbiamo il diritto di sognare, desiderare, volere, provare e sbagliare. Abbiamo anche il diritto di decidere che abbiamo investito a sufficienza e che ora possiamo abbandonare quel sogno; Possiamo lasciare che la vita ci porti altrove, sicuramente verso il nostro reale (ed inaspettato) bene. La paura che la vita non abbia nulla da offrire ci porta a non fidarci a non lasciarci andare, a non arrenderci. Così restiamo aggrappati ai nostri progetti palesemente “morti” con un attaccamento insano; ci ammaliamo, ci intossichiamo, ci facciamo sfiorare dalle cose belle della vita senza coglierle e , se non molliamo, andiamo a fondo con il nostro progetto.

Anche l’amore e le idee romantiche sono un bel vestito per le nostre idee di attaccamento. Pensiamo che “dobbiamo salvare questa relazione”, “il nostro amore basterà per tutti e due”, “l’altro è quello giusto e non ne arriverà mai un’altro migliore”, “siamo destinati da vita a vita, è Karmico”, “senza di me /senza di lui non ce la posso fare”, “l’amore vero arriva una volta sola”. Queste e molte altre idee romantiche spesso nascondono la paura di restare soli, di sperimentare il dolore della separazione, la paura del giudizio degli altri, delle conseguenze economiche della nostra scelta. Restiamo così aggrappati a relazioni tenute in vita artificialmente, magari cerchiamo l’evasione con l’amante, magari conviviamo silenziosamente e intanto la vita scorre, il nostro cuore si indurisce e si svuota e la freddezza prende possesso di noi. Stiamo affondando nelle acque gelide dell’oceano diventando gelidi noi stessi.

Quando ci rendiamo conto che è stato tentato di tutto, che il frutto potrebbe essere costato talmente tanto da risultare amaro, abbiamo bisogno di lasciar andare. Certo non è semplice ne piacevole: paura, dolore, confusione verranno a farci compagnia ma, se restiamo nel processo, presto lasceranno il posto a nuove emozioni: eccitazione, curiosità, entusiasmo.
Abbiamo bisogno di fidarci della vita, di ricordarci che meritiamo il bene e che per ottenerlo dobbiamo imparare a mettere insieme la nostra volontà e le nostre aspirazioni con il naturale fluire  della vita stessa.

Come si incomincia a imparare ad arrendersi? Meditare è una buona tecnica, respirare anche (con la respirazione consapevole), per lasciar andare bisogna avere fede ed amore di sè: lavorate allo specchio con i metodo L.Hay: “io mi amo e mi accetto come sono, ora. Io merito il bene”

Lasciar andare, arrendersi alla vita spesso non è la fine, è l’inizio di ogni cosa buona.

Gian