Costruire relazioni efficaci (e liberarsi di quelle no)

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20-maggio1.jpgOgni giorno ci relazioniamo con migliaia di persone e grazie ai social oggi come oggi questo trend è in continuo aumento. Questa “vicinanza” può generare molti attriti, molta confusione e porta a galla le nostre più recondite paure ed aspettative. Lavorare sulle relazioni significa riscoprire prima di tutto la relazione con se stessi, con i propri lati più luminosi e più oscuri. Far pace non solo con le proprie parti più socialmente benviste ma anche con quelle più fraintese e fraintendibili.

Quando veramente incominciamo ad amare noi stessi l’opinione degli altri perde interesse e così restano in vita solo le relazioni significative. Molti vivono solo per compiacere gli altri o per essere compiaciuti dagli altri. Dicono sempre di sì perchè temono che gli altri li giudichino cattivi. Ma cattivi in base a quali parametri? in base a quale metro? Se tutti noi giudicassimo coloro che non fanno quello che vogliamo noi “cattivi”, allora non si salverebbe nessuno. Infatti siamo in una realtà sociale in cui il conflitto è quotidianità.
black-woman-taking-selfieIn un’epoca in cui l’immagine è “tutto” alcuni non sono nemmeno più in grado di avere una vita “non social” e non estetica. Tutte le loro aspettative sono raccolte e in selfie e follower. Questo è un vero peccato perchè palesa il profondo disamore per se stessi. Quando ci si ama davvero non si ha bisogno che gli altri ci diano conferme, ci dicano: “bravo”, “bene”, “sei bella/o”, quando ci si ama davvero non ci interessa che gli altri ci “benvedano”, che siano daccordo con noi, che ci affibbino un like. Tuttavia  nella società moderna questa fortissima pressione spesso ci svia dalla nostra autenticità- Diventiamo così “desiderabili a tutti i costi” diciamo di si quando pensiamo no, curiamo maniacalmente il nostro aspetto o, al contrario, quando i comportamenti degli altri non ci piacciono non esitiamo a criticare e persino offendere.
Quando il comportamento di qualcuno non ci piace e ci rendiamo conto che, nonostante tutti gli sforzi, non riusciamo a comprenderlo ed accettarlo limitiamoci ad allontanarci, con garbo, senza necessariamente esprimere opinioni che possono ferire il nostro interlocutore. In fondo è una nostra opinione. Allo stesso modo quando gli altri ci offendono riconosciamo che è una loro opinione, la loro visione del mondo e non diamogli peso. Nelle relazioni di coppia la vicinanza è ancora maggiore e questo ingigantisce gli attriti e le incomprensioni(ma anche le gioie). Abbiamo bisogno di imparare a tenere a bada le nostre aspettative; la persona che abbiamo davanti ha una storia e un suo modo di amare, possiamo rendere palesi le nostre istanze ma non forzare o ricattare l’altro perchè faccia “come vogliamo noi”. Allo stesso modo non possiamo accettare di venire a patti oltre la nostra natura  solo per essere amati. L’amore non ha condizioni, la relazione si, se queste condizioni sono incompatibili è bene essere sereni e lasciar andare. Può essere un grande dolore ma è meglio di un dolore quotidiano per anni ed anni. L’amore,nonostante tutte le romanticherie che si leggono spesso, non basta. Se i caratteri sono diversi, le direzioni sono diverse, le priorità sono diverse la relazione non ingrana, abbiamo bisogno di accettarlo.
fare per sceltaAnche nelle amicizie e nelle collaborazioni si innescano possibili incomprensioni. Alcuni lati dei nostri amici ci piacciono, altri no. Domandiamoci se  veramente questi lati sono intollerabili e perchè. Domandiamoci se  possono servirci per guarire qualcosa. Infine domandiamoci se veramente questa compagnia ci fa crescere. Personalmente ho imparato che, quando la persona con cui ho a che fare non mi muove nulla, non mi fa riflettere, non mi fa stare bene, parla di argomenti che non mi interessano o ha comportamenti che sono contrari ai miei principi e valori, allora ha più senso allontanarsi in rispettoso silenzio, la mia opinione non conta. La persone non si possono cambiare, cambiano loro da dentro quando sono pronte

Durante il corso apri il tuo cuore impariamo a evitare le persone tossiche; sono quelle persone che con modalità diverse ci allontanano dai nostri principi: possono essere manipolatori, ricattatori emotivi o prepotenti, possono essere al contrario fascinosi e seduttivi. Abbiamo bisogno di riconoscere queste persone il prima possibile e metterle fuori dalla nostra vita.Non importa se saremo disapprovati, non importa se sentiremo la mancanza, non importa se tutti ci disapproveranno dicendoci” ma è così carina”. Noi sappiamo: con loro la nostre energia scende, gli argomenti di cui parliamo non sono”nostri”, proviamo un senso di costante fastidio o dobbiamo morderci la lingua per non sbottare. Al mondo ci sono 6 MILIARDI  di persone, possiamo lasciare che queste trovino qualcuno che è più congegnale a loro e scegliere per noi persone più adatte.

Durante il corso impariamo anche quali sono le nostre credenze sulle relazioni, su noi stessi, sull’amore, su uomini e donne, sul sesso..perchè queste credenze sono i mattoncini che costituiscono i nostri rapporti: se non funzionano vanno sostituite.

Amiamoci davvero, scegliamo quali relazioni costruire e come. Il nostro amore, la nostra compagnia, sono preziosi, scegliamo con chi condividerli. 

Per chi fosse interessato a sperimentare il corso, la prossima data è il 20 Maggio a Milano info a gian@louisehayitalia.org

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Respirare per cambiare

respiro-libero.jpgDa quanto tempo non fai un respiro profondo? non respiri con tutto il petto, quasi sospirando? da quanto tempo non provi quella sensazione meravigliosa delle spalle che si rilasciano quando espiri e del petto che si apre e si riempie pienamente mentre inspiri?Respirare è  la principale delle nostre 4  funzioni vitali (possiamo passare settimane senza mangiare , ore senza bere o dormire ma non possiamo stare più di dieci minuti senza respirare). Il respiro è quanto di più vitale e naturale: attraverso di esso espelliamo quasi il novanta per cento delle tossine in circolo nel nostro organismo e la sua funzionalità è essenziale per il buon funzionamento di tutto l’organismo.

Eppure almeno la metà di noi  non respira in maniera adeguata nè corretta, al punto che si calcola che la maggior parte delle persone usi al massimo il 60 per cento delle sue capacità respiratorie.
Questo avviene perchè respiro ed emozioni sono in stretta connessione, quando proviamo un emozione intensa il respiro è la prima cosa che cambia sia nel ritmo che nella profondità  cosicchè se proviamo sentimenti di paura, tensione, ansia per molto tempo, lentamente il nostro sistema respiratorio si modifica stabilmente e si autolimita.

Sarà capitato sicuramente anche a te di provare un senso di oppressione al petto, di costrizione o di fame d’aria nei momenti più stressanti della tua vita e di renderti conto che in realtà non stai respirando pienamente.Le conseguenze di questa involontaria autolimitazione si manifestano in molti modi :una minore ossigenazione ed eliminazione delle tossine  ,maggiori difficoltà nel superare lo stress,tensione, nervosismo, mancanza di serenità, debolezza, mancanza di volontà e costanza e in generale una diminuita vitalità.

La respirazione nella storia e nelle culture

Un fenomeno interessante riguardo alle tecniche di respirazione consapevole e’ che esse hanno origini antichissime e che tutte le
culture sia orientali che occidentali vi hanno sempre prestato la massima attenzione.
Si usa il respiro nelle tecniche yoga del Pranayama, nelle tecniche  sufi ; usavano il respiro consapevole gli sciamani del nord america e quelli  siberiani e anche i monaci cristiani elogiavano le virtù e le proprietà di una respirazione consapevole e piena.
Anche in tempi moderni la psicologia e la medicina hanno dato ampio spazio all’utilità di un adeguata modalità respiratoria valutandone i benefici effetti sia sul piano fisico che su quello emotivo e mentale attraverso discipline come il training autogeno (in cui si usa anche il respiro come veicolo per il rilassamento profondo), o la respirazione olotropica E ancora più recentemente con tecniche come Vivation, Transformational Breath o il più noto Rebirthing.

Perché sviluppare il respiro consapevole:

  La respirazione consapevole include molti vantaggi su diversi piani.  E’ una tecnica molto semplice e naturale che è possibile utilizzare in ogni momento ed in ogni luogo,inoltre non interferisce con le normali attività e porta benefici che si sentono a lungo nel corpo: dedicandosi anche solo dieci minuti alla respirazione consapevole ogni giorno si può aumentare il volume delle propria respirazione fino al 30 per cento in poche settimane.respirazione consapevole

I VANTAGGI:

L’ottimizzazione del sistema respiratorio comporta

Sul piano fisico:

  • una migliore ossigenazione dei tessuti
  • una maggiore disintossicazione
  • un massaggio naturale degli organi interni che ne ottimizza la funzionalità riattivandoli
  • minore incidenza delle somatizzazioni
  • minore incidenza dei sintomi fisici di ansia e depressione
  • maggiore vitalità e una diminuzione della stanchezza cronica
  • sonno più profondo e maggiore facilità ad addormentarsi (respirando nel modo giusto alle ore giuste)
  • maggior resistenza fisica

Sul piano mentale ed emozionale la respirazione consapevole comporta:

  •  maggiore lucidità mentale e  capacità di concentrazione (per effetto della disintossicazione)
  •  maggiore capacità di gestire situazioni di tensione senza perdere il controllo,
  •  maggiore serenità
  •  marcata diminuzione dello stress con tutti i suoi sintomi tipici,
  •  maggiore vitalità ed energia a disposizione,
  •  maggior resistenza all’affaticamento mentale
  • abbandono dei pensieri circolari
  • capacità di pensare in maniera originale (out of the box)

Inoltre aiuta a  :

  •  Sviluppare maggior apertura agli altri ed alla vita,
  • Sviluppare Maggior flessibilità su tutti i piani
  •  Aumentare la capacità di introspezione e di centratura durante le pratiche meditative
  •  Superare i traumi del passato e ad abbandonare le “cattive abitudini” (è usato per facilitare l’abbandono delle dipendenze)
  •  Ritrovare la  voglia di fare e di vivere
  • Gestire le ansie sociali
  • Gestire l’agressività e gli scatti d’ira con gli altri

Il corso

Se sei interessato a scoprire in anteprima i vantaggi e l’efficacia della respirazione consapevole o breathwork il prossimo appuntamento utile è il 15 Aprile a Milano. Avrai la possibilità di frequentare due corsi di quattro ore l’uno (oppure uno solo dei due.mattina o pomeriggio). Si tratta di u\n ottimo modo per scoprire il potere del respiro e quanto può fare per noi. Il corso di respirazione consapevole  prende in considerazione sia la storia del respiro che le conoscenze tecnico- scientifiche ad esso connesse,utili e necessarie per una buona applicazione.
Ampio spazio è dato all’esercizio pratico sperimentando varie tecniche di respirazione consapevole da Vivation a Transformational Breath.
L’intera giornata e’ strutturata in due corsi intensivi di  4 ore l’uno. Si può fare solo mezza giornata o partecipare a tutti e due i corsi.

Impareremo l’applicazione del respiro in diversi ambiti: per gestire lo stress, per fare pace con le emozioni, per lasciar andare, per rilassarci prima di dormire, per fermare il carosello dei pensieri. E sperimenteremo insieme una sessione intensiva di respirazione consapevole con cui aprirsi al modo e rimettere in movimento il nostro sistema energetico. Per ognuno dei due corsi è prevista una sessione completa.
L’obbiettivo principale e’ far sperimentare al partecipante la respirazione consapevole ed i suoi vantaggi immediati sotto un accurata supervisione e fornire tutti gli strumenti necessari per poter operare in completa autonomia fin dalla fine dello stage.Si potrà sperimentare la capacità di rilassamento e rigenerazione di queste tecniche così semplici ed efficaci in un contesto sereno e rilassato.

Se sei interessato a partecipare a questa giornata scrivi a gian@louisehayitalia.org

Allontanare critici, detrattori e manipolatori per tornare a vivere

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QuestionarioTutti noi abbiamo opinioni differenti e questo è un bene. Tuttavia spesso le persone utilizzano le critiche per manipolare gli altri.  Una cosa è un’opinione, un’altra è una critica. “Non sono d’accordo”, “Penso che si potrebbe fare anche così” sono opinioni, “Stai sbagliando”, “Non sei capace”, “Non funzionerà” sono critiche e detrazioni. Se ci pensate bene siamo circondati da critici e detrattori, normalmente, con la scusa di fare il nostro bene, smorzano il nostro entusiasmo, ci instillano il dubbio, ci fanno sentire deboli o incapaci.  Qualche tempo fa discutevo con una persona che criticava aspramente una mia scelta. Quando gli dissi “scusa ma io non credo proprio di doverti rendere conto” la risposta è stata “tu sei una cattiva persona perchè io non avrei mai fatto così”, quando ho argomentato che “le persone possono comportarsi in molti modi diversi, non necessariamente come te l’aspetti tu e questo non significa che sia sbagliato e che le azioni non sono le persone” la replica è stata “no è come dico io, qualsiasi altro modo è sbagliato perchè io non farei mai così (quindi se non lo fai come dico io sbagli/sei cattivo)”. Questo spesso è il processo mentale dietro alla critica: il processo dell’aspettativa e del controllo.
Le persone che criticano spesso si aspettano che le cose siano fatte come dicono loro, quando dicono loro e secondo i loro dettami, questa rigidezza impedisce loro di accettare altre soluzioni ma, dal momento che non hanno il coraggio di ammettere le loro pretese ed i loro fallimenti, le trasformano in critiche. images (6)
A volte le critiche sono mascherate da commenti innocenti come: “sei troppo buono”
(sei stupido), “sei troppo fiducioso”( illuso), “sei troppo veloce” (sbaglierai di certo).
Alcuni critici invece non vogliono qualcosa da noi ma nutrono una scarsa autostima e pensano che, se avremo successo, loro sembreranno perdenti. 

Può capitare che le critiche siano molto pesanti al punto da diventare uno strumento di manipolazione, se incominciamo a credere troppo al “critico” finiremo in suo potere. Possiamo accorgerci di essere stati ghermiti dal critico quando percepiamo un aumento della nostra insicurezza, della paura di sbagliare, quando sentiamo la sua voce nella nostra testa dire “non così. cosà”, quando ricontrolliamo le stesse cose migliaia di volte per paura di essere ripresi.
Se diamo al critico troppo potere e troppa dignità lui ci riporterà indietro nel tempo a quando la maestra impugnava la penna rossa per verificare il nostro compito in classe, la stessa tensione, il respiro sospeso in attesa della sentenza, ci farà diventare piccoli al suo cospetto. Questo rende il critico talmente potente che riuscirà a farci fare quello che vuole. Ci farà cambiare idea sulle nostre scelte di vita, ci farà sentire sbagliati quando ci prendiamo cura di noi e facciamo quello che vogliamo, se non lo allontaniamo finiremo per diventare il suo burattino.

Come gestirli:

Quando riconosciamo delle persone che si comportano così possiamo agire diversi “rimedi”, per lo più si tratta di cambiare i paradigmi di pensiero.
1)Le opinioni personali , per quanto emesse dalla persona più influente del mondo, non sono la  VERITA’. 
2)Possiamo essere disapprovati e vivere felici comunque. Non abbiamo bisogno dell’approvazione degli altri per essere felici, essere disapprovati non uccide.
3)Siamo noi che decidiamo cosa è importante e cosa non lo è, siamo noi che decidiamo cosa è più importante : la nostra felicità o l’approvazione altrui.
4)Non siamo costretti a stare zitti possiamo replicare “scusa, so che hai le migliori intenzioni, ma queste critiche non mi aiutano. Vorrei un pò di sostegno” 🙂
waving-lady5)Non siamo costretti a subire la presenza delle persone che vogliono controllarci e manipolarci, con garbo e poco alla volta possiamo sottrarci alla loro ingombrante presenza. Il mondo è pieno di persone, loro troveranno qualcun altro da manipolare e noi persone più capaci di sostenerci.
6)Scegliamo noi che emozione provare: nessuno può offenderci, farci arrabbiare, indebolirci se noi non lo permettiamo
7)Trasformiamo la critica in un consiglio: chiediamo, “quindi cosa mi consiglieresti di fare?” e vediamo cosa succede. SE non possiamo porre questa domanda  trasformiamo la critica in un’affermazione “sei troppo veloce” diventa “fai tutto col tuo tempo perfetto”; “fai sempre di testa tua” diventa “mi do il permesso di accettare consigli”, fai diventare le critiche un tesoro.
8)Non farti intimidire/spaventare: Spesso il manipolatore quando perde il controllo sulla sua “vittima” diventa aggressivo: “lo farò sapere al tuo superiore/tuo padre/il tuo compagno”, “Poi non venire da  me quando sei nella…”, “eggià tanto poi ci rimetto io”. Tenetevi il vostro potere, non abbiate paura di sbagliare, sbagliare non è fallire. Non c’è nulla di che vergognarsi.
9)Lascia andare!!! non rimuginare sulle critiche all’infinito, prendine atto e poi lasciale andare. Non sono la Verità, non sono una profezia, non sono ciò che tu sei. Succedono e restano nel passato se decidi di lasciarle la. Le critiche ci dicono molto di più sul critico che su te stesso.

Se sei interessato a imparare a lasciar andare, anche critiche detrattori e manipolatori, il prossimo corso è il 25 Marzo a Milano “Ama te stesso-il potere di lasciar andare” info a gian@louisehayitalia.org

un abbraccio

L’importanza di accettare il NO nella nostra vita

accettare noAmare se stessi significa anche sapersi assumere la responsabilità di non soddisfare le aspettative altrui e non vedere soddisfatte le proprie. Spesso chi legge i libri di Louise Hay o si affaccia alla crescita personale per la prima volta pensa da “bravo bambino new age”. Essere spirituali significa quindi essere sempre disponibili, fare quello che gli altri si aspettano da noi, approvare sempre tutto e tutti, giustificarsi, sopportare. Questo però è ben lontano dall’essere il nucleo autentico del metodo L.Hay e anche della crescita personale. Quando incominciamo ad amare noi stessi per davvero incominciamo a capire che ci sono cose che vogliamo fare e cose che non vogliamo fare, cose che ci piacciono e cose che no, incominciamo a riconoscere noi stessi come autorità ed incominciamo a fare i conti con la parola NO. Sia subendola che agendola. Le altre persone fanno spesso di tutto per farci sentire il colpa o manipolarci in modo che soddisfiamo le loro esigenze. Non è una questione di cattiveria ma di bisogno, più hanno bisogno che noi facciamo quello che desiderano e più sono insistenti e manipolatorie. Certo il no fa male, quando qualcuno dice di no a una nostra proposta dobbiamo fare i conti con il fatto che questa persona la pensa diversamente e con un’emozione a cui siamo poco abituati: la frustrazione. Allo stesso modo quando siamo noi a dire di no dobbiamo fare i conti con il senso di colpa che questo gesto può provocarci. La nostra società non educa al NO e così le persone si trovano a non saperlo gestire. C’è chi uccide la compagna o il compagno perchè se ne vuole andare, chi stalkera e minaccia la persona che gli piace, chi si vendica, chi si chiude nell’offeso mutismo, chi pretende spiegazioni, chi si mette nella posizione del superiore (tanto non mi interessava). Abbiamo bisogno di fare i conti col dolore che questo no ci anima e di comprendere da dove nasce. Quando è stata la prima volta che ci hanno detto di no? ci siamo sentiti rifiutati? abbiamo superato quel rifiuto?
vera naturaAllo stesso modo abbiamo bisogno di fare i conti con la disapprovazione che il nostro no genera: Quando è stata la prima volta che abbiamo “disobbedito” alle aspettative degli altri? cosa abbiamo provato? l’abbiamo superato?
Siamo 8 miliardi su questo pianeta, potete immaginare cosa succederebbe se tutti soddisfacessero le aspettative altrui sempre e comunque? Esatto: nessuno di noi vivrebbe la propria vita. Ci possono essere dinamiche o comportamenti che non capiamo o che non approviamo ma abbiamo bisogno di lasciarli andare. Cosa succederebbe se ricevuta una lettera di diniego per un colloquio di lavoro ci presentassimo in sede chiedendo spiegazioni? Immaginate la scena surreale: candidato: “lei deve dirmi perchè non mi avete assunto” -il selezionatore:” Mi perdoni ma a che titolo pretende questa informazione?” -Candidato:”Perchè lei me lo deve, perchè io sono venuto a fare un colloquio se no non siete seri” -Selezionatore:”Guardi molto semplicemente non era idoneo” Candidato:”Perchè non mi avete scritto per dirmelo eh? e in che senso? Tutte palle, bugiardi, me lo dimostri ora”. Vi pare surreale? immaginate se succedesse per ogni singola persona che viene rifiutata in un posto di lavoro. Che cosa impedisce che succeda tutto questo? Il fatto che abbiamo sviluppato socialmente la capacità di accettare il no e lasciar andare in quel contesto specifico. Il candidato evidentemente si identifica con il posto, non ha una struttura solida che gli permetta di riconoscere che il no non è una negazione del suo diritto di esistere o valere. Pensate a quanto spesso succede con gli amici o con i conoscenti: un invito a pranzo o cena, un diniego e dall’altra parte una reazione o di offeso mutismo o di supplica (come no? daii vieni) o  di manipolazione (perchè no? non ti piacciamo più? spiegami perchè non vuoi venire). E in amore? “Devi dirmi perchè non mi ami più , dimmelo e ti lascerò in pace”(ricatto) lei/lui:” non so perchè so solo che questa emozione si è spenta e non ti vedo più come prima” lui” ecco non sai dirmi perchè per cui non ti lascio, mi nascondi qualcosa!” eppure l’amore non è processabile, non si può spiegare perchè amiamo e perchè no..il perchè è solo una scusa per non lasciar andare. Molti dei fatti di cronaca nascono da questa incapacità di accettare e lasciar andare e, molto più in piccolo, molta infelicità quotidiana nasce  dalla stessa dinamica. Che cosa è stato perso di vista in questo gioco? La capacità di investire in se stessi e nella propria approvazione, il fatto che ciascuno di noi è l’unica autorità della sua vita, noi per noi, ciascuno per se stesso. Quando dipendiamo dagli altri, dalla loro approvazione ed ammirazione abbiamo costantemente bisogno di sentirci dire di si, di sentirci accettati, approvati ed a volte ammirati. Non possiamo accettare che le persone escano dal percorso comportamentale che noi, nella nostra mente, abbiamo tracciato per loro, dicendoci di no o disapprovandoci.

cambiare-opinioni-e-sentimenti.jpgOggi più che mai lasciar andare è fondamentale: lasciar andare le discussioni, i conflitti, i bisogni, le dipendenze, le aspettative, i torti e le ingiustizie. Persino molte guerre sarebbero assolutamente superate se chi governa e la popolazione fossero così maturi e consapevoli da accettare un  no e lasciar andare il passato per quanto ingiusto. Stare nell’energia della rivalsa, della manipolazione, della mentalizzazione e razionalizzazione estreme ci indebolisce. Oggi incominciamo a dire qualche onesto no e sentiamo come questo ci fa sentire,  rifiutiamoci di dare spiegazioni o di giustificarci o di scusarci, siamo liberi di dire no in ogni momento, impariamo a rispondere al perchè “perchè non voglio”. Questo è uno dei risultati di un lavoro autentico del metodo Louise Hay: prendersi il potere di dire no e di scegliere, prendersi il potere di accettare il NO e andare avanti , lasciando andare.

Un abbraccio e felice giornata del NO a tutti 🙂

Se siete interessati a sviluppare questa competenza vi aspettiamo il 25 Marzo a Milano al seminario intensivo L.Hay sul lasciar andare.Dalle 10.30 alle 18.30. info ed iscrizioni a gian@louisehayitalia.org.

Arrendersi non è fallire…

catene rotte

Spesso sento parlare molti motivatori in termini di resa=fallimento. In realtà arrendersi a volte può essere il miglior successo della propria vita. Pensate a cosa succede se non ci arrendiamo alla morte di qualcuno, a una separazione, a un licenziamento: rimaniamo nel nostro dolore, nel rancore, nella vendetta. Cerchiamo di “recuperare” posizioni, ci opponiamo, a volte perseverare è bene  ma a volte no. Arrendersi è un’istinto naturale quando la nostra sopravvivenza è in gioco, chi continuerebbe a tenere la fune legata al masso che sta affondando nell’oceano solo per dimostrare che è “coerente” o “coraggioso”? Eppure a volte il masso pronto a trascinarci nell’oceano è cammuffato da mille buone intenzioni. Non cediamo in una discussione perchè l’interlocutore deve capire che sta sbagliando e il suo errore è macroscopico e lo porterà a fare sciocchezze (e il nostro paese è allo sfascio per colpa di chi la pensa come lui diremmo ora in clima elettorale) eppure quante volte siete riusciti a convincere il vostro interlocutore? a che prezzo? con quanto tempo speso e quali emozioni raccolte? A volte dobbiamo ammettere che uno scambio di opinioni non può portare necessariamente a una visione comune. Questo succede quando uno dei due interlocutori non è interessato ad abbandonare la propria posizione nemmeno di un millimetro. Spesso poi le persone si identificano con le loro idee e così i conflitti diventano esponenziali: “non si sta più discutendo cosa penso io, si sta discutendo di me”.  In queste situazioni la persona sente messa in pericolo la sua stessa dignità e la sua identità e quindi non cederà mai.feeeedom3 A volte il masso si nasconde dietro ai grandi sogni :”non posso mollare ora, è tutta la vita che” oppure:”non posso lasciar andare questo progetto perchè…”, “devo solo tenere duro, un giorno”. Ogni nostro sogno ha diritto di essere investito, ogni tentativo di essere provato, abbiamo il diritto di sognare, desiderare, volere, provare e sbagliare. Abbiamo anche il diritto di decidere che abbiamo investito a sufficienza e che ora possiamo abbandonare quel sogno; Possiamo lasciare che la vita ci porti altrove, sicuramente verso il nostro reale (ed inaspettato) bene. La paura che la vita non abbia nulla da offrire ci porta a non fidarci a non lasciarci andare, a non arrenderci. Così restiamo aggrappati ai nostri progetti palesemente “morti” con un attaccamento insano; ci ammaliamo, ci intossichiamo, ci facciamo sfiorare dalle cose belle della vita senza coglierle e , se non molliamo, andiamo a fondo con il nostro progetto.

Anche l’amore e le idee romantiche sono un bel vestito per le nostre idee di attaccamento. Pensiamo che “dobbiamo salvare questa relazione”, “il nostro amore basterà per tutti e due”, “l’altro è quello giusto e non ne arriverà mai un’altro migliore”, “siamo destinati da vita a vita, è Karmico”, “senza di me /senza di lui non ce la posso fare”, “l’amore vero arriva una volta sola”. Queste e molte altre idee romantiche spesso nascondono la paura di restare soli, di sperimentare il dolore della separazione, la paura del giudizio degli altri, delle conseguenze economiche della nostra scelta. Restiamo così aggrappati a relazioni tenute in vita artificialmente, magari cerchiamo l’evasione con l’amante, magari conviviamo silenziosamente e intanto la vita scorre, il nostro cuore si indurisce e si svuota e la freddezza prende possesso di noi. Stiamo affondando nelle acque gelide dell’oceano diventando gelidi noi stessi.

Quando ci rendiamo conto che è stato tentato di tutto, che il frutto potrebbe essere costato talmente tanto da risultare amaro, abbiamo bisogno di lasciar andare. Certo non è semplice ne piacevole: paura, dolore, confusione verranno a farci compagnia ma, se restiamo nel processo, presto lasceranno il posto a nuove emozioni: eccitazione, curiosità, entusiasmo.
Abbiamo bisogno di fidarci della vita, di ricordarci che meritiamo il bene e che per ottenerlo dobbiamo imparare a mettere insieme la nostra volontà e le nostre aspirazioni con il naturale fluire  della vita stessa.

Come si incomincia a imparare ad arrendersi? Meditare è una buona tecnica, respirare anche (con la respirazione consapevole), per lasciar andare bisogna avere fede ed amore di sè: lavorate allo specchio con i metodo L.Hay: “io mi amo e mi accetto come sono, ora. Io merito il bene”

Lasciar andare, arrendersi alla vita spesso non è la fine, è l’inizio di ogni cosa buona.

Gian

Corso L.Hay:”Lasciar andare per vivere i propri sogni”

18 MARZO CORSO LOUISE HAY X WORDPRESSSpesso possiamo avere la sensazione di vivere “col freno a mano tirato”. Può trattarsi del passato che non abbiamo lasciato andare, di relazioni tossiche con partner, amici, famiglia o di convinzioni e abitudini limitanti,possiamo essere limitati dalle convinzioni instillate dalla nostra famiglia o dalla nostra società, possiamo essere depauperati dalle frequentazioni con persone che ci fanno sentire deboli o ci privano della nostra “energia” o ancora bloccati da paure e timori che ci “legano le mani” impedendoci di fare.Ci rendiamo conto non di rado che un’esperienza è conclusa ma non sappiamo come dire addio. Altrettanto spesso succede che le cose finiscano, le persone ci lascino o che perdiamo qualcosa e non riusciamo a darci pace. Frustrazione, dolore, rabbia, pentimento, senso di colpa finiscono per invaderci ed intossicarci. Tutti noi abbiamo catene invisibili che ci tengono legati e che assorbono la nostra energia vitale. In queste condizioni è impossibile creare un futuro sereno, ovunque andiamo, qualsiasi cosa facciamo queste emozioni finiranno per rovinare tutto e rovinarci. Quando abbiamo fiducia in noi stessi, nella vita, Quando accettiamo che il cambiamento sia la natura della vita stessa ecco che di colpo lasciar andare diventa più facile. In questo stato di “grazia” impariamo a lasciare che il passato riposi in pace. Quando finalmente il passato diventa tale possiamo ricominciare a sognare senza paura, a sperare, a credere. quando lascio andare viene.jpgPossiamo realizzare i nostri obbiettivi senza l’oppressione della paura del fallimento o di ripetere gli errori passati. Sappiamo che possiamo provare e che ogni volta “è una volta nuova” e completamente diversa dalla precedente. Il passato è un tempo limitato, non è per sempre. Quello che è successo non deve per forza ripetersi. Le Ferite possono guarire. Durante il seminario “Ama te stesso – il potere di lasciar andare” impareremo semplici esercizi per lasciar andare, spezzare i legami che ci impediscono di crescere e andare avanti, , cambiare punto di vista, accedere al perdono di sè e degli altri. Partendo dalle basi del metodo Louise Hay esploreremo i contesti ed i pensieri che ci limitano e scopriremo differenti modi di lasciarli andare. Il seminario Rompere le catene vivere i propri sogni è un corso teorico pratico per imparare a liberarsi di tutti quei condizionamenti e quei legami che limitano la nostra vitalità e realizzazione. Durante questo intenso percorso sperimenteremo numerosi esercizi pratici da fare quotidianamente per incominciare a spezzare questi legami e riprendersi la propria energia, ritornare a prendere le proprie decisioni liberamente, ad agire secondo i propri desideri senza preoccuparsi delle critiche altrui o di dover compiacere gli altri . Tra gli altri lavoreremo con autori come Phillis Crystal, Dorothy Lewis, Louise Hay, Bernee Brown, con visualizzazioni, esercizi scritti, gesti simbolici, rappresentazioni grafiche. Si ricorda che il corso non è un corso di medicina o psicologia e lavora sul piano emotivo, simbolico, sottile ed energetico. La quota è di 70 eu, il numero massimo di partecipanti è 20. Se sei interessato richiedi la scheda informativa dettagliata a gian@louisehayitalia.org

Corso Ama te stesso colori e numeri

Colori e numeri copertina

chi l’ha detto che il metodo L.Hay e in generale i corsi di crescita personale debbano essere noiosi? che si debbano riempire ciotole di lacrime in tutta seriosità?

Questo formato del corso Ama te stesso,colori e numeri si basa sull’omonimo libro “colori e numeri” scritto e pubblicato da Louise Hay negli anni 90.

Giancarlo Rabericati ne ha tratto un seminario di grande profondità che unisce i contenuti e gli esercizi fondamentali del metodo Louise Hay alla parte più inedita del lavoro di Louise: la numerologia e la cromoterapia. e se potessimo usare i numeri come simboli per accedere a contenuti nuovi?come strumento di riflessione? Se dipingere, decorare, colorare ci permettesse di scoprire un nuovo modo di riflettere e meditare? Nasce così Ama te stesso, colori e numeri: un corso in cui imparare i fondamenti del metodo con leggerezza, dando spazio a emozioni, creatività, riflessioni.

Una giornata per tornare a casa con una conoscenza approfondita del metodo Louise hay, esercizi quotidiani ed un programma annuale che quotidianamente può sostenerci nel cambiamento,: un calendario personalizzato, calcolato in base alla propria data di nascita con la numerologia secondo la visione di Louise Hay.

Vi aspettiamo il 28 Gennaio dalle 10.30 alle 18,30 info a :gian@louisehaytalia.org

Esprimere le propria vera natura: un atto di amore verso se stessi.

vera naturaChi sei tu veramente? cosa vuoi davvero? I condizionamenti e le pressioni sociali sono spesso molto forti fin dalla primissima infanzia. Così capita di diventare degli adulti che non si sono mai domandati davvero che cosa li avrebbe resi felici o, peggio ancora, non hanno mai avuto la forza di ascoltare la risposta. Spesso inseguiamo traguardi che non sono i nostri: il lavoro scelto dalla famiglia “perchè è sicuro”, il partner che non ci convince davvero ma piace tanto ai genitori e alle amiche, l’abbigliamento che non ci piace ma “è di moda, un must”, le attività, gli hobby e gli interessi considerati socialmente vincenti. Spesso sentiamo dire anche alla tv che “questo o quello sono una cosa irrinunciabile se si vuole essere IN”, è un modo sottile ma potente per far leva sulla nostra paura di essere esclusi e non amati. Oggi mi permetto di far scaturire dal mio cuore i miei sogni e la mia natura più autentica, in facilità e grazia. Serena giornata! Gian

Le costellazioni familiari :un grande fraintendimento

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 radici 10 dicembreCari amici, oggi voglio rispondere ad alcune domande che mi sono state fatte sulle costellazioni e sul tema degli avi. Non intendo definire qui cosa sia una costellazione e a cosa serve perchè ogni costellatore ha il suo approccio, solo chiarire cosa NON è e a cosa NON serve per come la vedo/facilito io. Uno dei grossi fraintendimenti relativi alle costellazioni familiari è che siano uno strumento per comunicare con i nostri cari estinti. Sicuramente è comprensibile  fare confusione quando andiamo a rappresentare un sistema familiare magari indietro di 3 o 4 generazioni e parliamo di personaggi che interpretano la zia, il nonno, la madre. Ma non dobbiamo dimenticarci che il lavoro costellativo è sopratutto energetico e simbolico ed è un lavoro su di NOI che poi si riflette su tutto il sistema a cui apparteniamo e a cui siamo connessi. In costellazione non si presentano gli spiriti dei nostri cari e si incarnano nei rappresentanti. Costellare e’ come andare dal notaio a farsi leggere il testamento lasciato dalla cara zia: lo spirito della Zia non possiede il notaio e parla per sua bocca, tuttavia le sue intenzioni, opinioni e lasciti, a volte le sue memorie ed i suoi segreti, ci vengono notificati e noi possiamo finalmente conoscerli e comprenderli. Possiamo accettare o meno l’eredità, scoprire che ci sono debiti da saldare (e saldarli oppure no), accettare gli immobili  ereditati ed abitarli, vendere gli immobili o affittarli..etcetc. In costellazione raccogliamo informazioni sulle eredità energetiche o emotive e sugli squilibri che possono aver toccato il nostro sistema familiare e possono influenzare le nostre scelte in maniera sottile. Quando entriamo in una classe in cui si è svolta un’interrogazione vediamo ancora disegnati sulla lavagna i contenuti, possiamo sentire l’aria pesante a causa della grande tensione degli studenti ma non pensiamo di certo di essere nel bel mezzo dell’esame in quel momento o di poter  fare una domanda al professore già uscito oppure svolgere l’esame noi stessi. Però possiamo imparare dalla lavagna gli argomenti discussi, possiamo pulirla, possiamo arieggiare il locale per renderlo più vivibile. In costellazione Possiamo comprendere se il nostro albero genealogico è sofferente per qualche squilibrio energetico e , simbolicamente, porvi rimedio se possibile.

esclusiooneNon esistono “maledizioni” da cancellare in costellazione, avi malevoli da placare, spiriti imprigionati da liberare, eredità inappellabili..è tutto molto mutevole per interpretazione ed azione, è un lavoro sottile ma potente di consapevolezza.. se no faremmo dello spiritismo. Si fa costellazioni per comprendere a livello sottile ed intuitivo le nostre dinamiche transgenerazionali e per “guarirle energeticamente”, per avere più chiarezza su una situazione, per andare a vedere se magari l’energia non scorre fluida di generazione in generazione, per fare dei gesti simbolici che ci liberino e parlino alla nostra parte profonda dandole una spinta nella giusta direzione. MA, Come dice Hellinger,: “i morti con i morti, i vivi con i vivi”. il Nostro compito è rendere la nostra vita un capolavoro, possiamo farlo meglio se l’energia scorre bene dai nostri predecessori a noi ma non dobbiamo vivere con lo sguardo rivolto all’indietro. Si fa l’esperienza della costellazione e la si lascia andare, lasciando che lavori in modo sottile sulla nostra parte profonda e nella nostra vita. Spero di aver fugato il dubbio e chiarito l’intento. una serena giornata! Gian

Ognuno ha l’insegnante che si merita: guru, maestri, operatori olistici e coach, come scegliere?

lovegurunewtrailerSpesso mi scrivono studenti (e non) chiedendomi cosa ne penso di questo o quell’ insegnante o di quella disciplina. Louise mi ha insegnato che se non sai o non puoi parlarne bene, è ottima cosa tacere. Credo fortemente che: Ognuno abbia gli insegnanti che “si merita”: quelli al livello giusto per lui, che parlano il suo linguaggio, che hanno la preparazione adeguata per lui. Credo anche che chi non è pronto per crescere o non vuole affrontare verità scomode, possa capitare nelle grinfie di qualche operatore improvvisato che “casualmente” gli racconterà proprio le balle che ha bisogno di sentirsi dire.

Il mondo della crescita personale e della formazione spirituale non ha parametri formativi, ne standard, chiunque può svegliarsi domani, decidere che il suo lavoro di venditore di ricci di castagne usati non è più remunerativo e definirsi un coach: love coach , motivational coach, coach della salute, operatore olistico, massaggiatore.
E, per quanto sembri assurdo,anche se lui non ha mai studiato ma solo letto qualche libro, avrà clienti, tutti quei clienti che sono al suo stesso livello e hanno bisogno di essere raggirati e spennati per imparare ed entrare in contatto con quell’emozione. Tutti quei clienti che hanno paura di risolvere le loro difficoltà  e che, pur vedendo che non ottengono risultati, continueranno ad andarci per tacitare la coscienza di fronte alla loro incapacità o mancanza di volontà nel cambiare le cose. Paradossalmente altri coach che invece hanno avuto un’adeguata formazione, semplicemente sembreranno poco interessanti al “nostro” studente.

Ma quindi cosa rispondo ai miei studenti quando mi dicono come scegliere? Ecco un breve elenco per punti.

PARAMETRI E DOMANDE DA FARSI PER LA SCELTA

1)Osservate e chiedete il curriculum del professionista: dove ha studiato? per quantilouise hay studiare anni? da quanto opera? che cosa faceva prima? Se vi sentite dire cose tipo “ho letto molti libri” oppure” ho studiato all’Università della vita” il mio consiglio è di drizzare le antenne, poche discipline possono essere imparate senza studiare. Se vi dice che ha studiato in una scuola andate a vedere quanto dura la formazione lì: una scuola di Shiatsu (o Shatsu)  dovrebbe durare almeno un biennio, eppure in giro trovate formazioni per diventare  operatori Shiatsu in un week end. La durata della formazione e dell’esperienza lavorativa non sono una garanzia in assoluto ma sono dei buoni parametri, Se uno insegna da 20 anni tanto incompetente non deve essere o “il mercato” l’avrebbe fatto fuori molto prima, se uno insegna da due settimana è facile che non abbia ancora molti strumenti.

affidabilita2) Fate attenzione ai riconoscimenti “troppo ufficiali” tipo marca. Oggi come oggi la formazione è un mercato e formare formatori è un mercato ancora più prospero. Nella crisi economica attuale molti rimangono senza lavoro e sperano, giustamente, di poter trovare uno sbocco nella libera professione. Come sempre quando qualcuno ha una necessità c’è chi ne approfitta ed ecco fiorire di scuole di counseling, coaching, massaggio, etc. Mentre alcune richiedono una formazione lunga e completa e formano personale estremamente competente, altre letteralmente VENDONO IL TITOLO in cambio di una ingente somma. Un parametro interessante per riconoscerle è la durata della formazione: di solito sono quelle realtà che richiedono una formazione brevissima di una settimana o meno per erogarti il titolo a cifre astronomiche.

3)La storia della disciplina. Quanto è antica la disciplina? Molte discipline sono antichissime e il fatto che siano sopravvissute per millenni ci fa sperare che almeno il metodo in sè abbia una qualche efficacia, indipendentemente dal trainer. Un  giochetto molto diffuso consiste nell’inventare un metodo “proprio” in modo da non dover giustificare il fatto di non avere fatto formazioni e non dover pagare percentuali per l’uso del logo.  Questo ha un senso se la persona ha una formazione ampia e lunga quanto basta per poter arricchire, ampliare e potenziare la tecnica trasformandola in qualcosa di nuovo. Se si tratta di una tecnica nuova ritornate al punto 1, che formazione ha il creatore di questo metodo? cos’ha studiato? da quanto insegna?

4)Diffidate dalle promesse iperboliche:

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“Ricco facilmente in un’ora”, “Guarisci ogni male con…”, “Una persona nuova in 3 gg”, “Fai dire alle persone quello che vuoi”, “Fatti obbedire da tutti”. La crescita personale  produce grandi risultati , ma poichè è un processo di trasformazione interna richiede tempo ed è influenzata da molti parametri. Non ci sono scorciatoie. Se non cambiate il vostro modo di pensare, di sentire, se non guarite le vostre emozioni e i vostri comportamenti non produrrete alcun risultato. Spesso o questi contesti si “pompano” i partecipanti in una sorta di ipnosi di gruppo, tutti si sentono euforici, vincenti, han capito tutto, sanno tutto, hanno il segreto del mondo….dopo un mese giacciono spompi sul loro divano, depressi, infelici e frustrati perchè non hanno ancora raggiunto l’obbiettivo..e qui entra il punto 5

 

5)Diffida sempre di formazioni e formatori che ti chiedono di  fare tremila corsi. Spesso quando si giace spompati sul divano alleggeriti di quei 3mila euro e la nostra vita non è cambiata, viene spontaneo contattare l’insegnante per lamentarsi e ci si sente dire: “Eh è perchè ti sei fermato al primo livello, devi assolutamente fare il secondo” (e poi il terzo, il quarto). Ed è così con le sessioni individuali, se non si va da nessuna parte forse non è il momento o non è il metodo giusto. Se per stare bene dobbiamo vedere il coach, se dopo la sessione stiamo bene ma a breve dobbiamo rivederlo per ricaricarci, non è formazione e crescita..è dipendenza.

6)Se è avverso alla medicina ufficiale, alla psicologia o vuole che tu interrompa le cure drizza le antenne. Non sto dicendo che medicina e psicologia risolvano tutti i mali perfettamente, ne che tutti i medici e tutti gli psicologi siano di default competenti, onesti e meravigliosi. Ma non possiamo negare che se oggi sopravviviamo a molte patologie lo dobbiamo ai progressi medico scientifici. Certo è anche la nostra qualità di vita che ci permette di sopravvivere. MA di fronte ad alcune patologie, le terapie mediche sono indispensabili e salvano e prolungano vite o migliorano la qualità dell vita. Non bisogna essere dogmatici, tutte le discipline possono collaborare al nostro benessere. Ognuna ha il suo specifico ambito di operatività, ogni realtà ha le sue leggi.

louise hay prezzo7)Se ti chiede cifre enormi lascia stare. Certamente organizzare dei corsi costa, certamente ciascuno deve vivere, certamente ci sono le tasse, certamente essersi preparati in quella disciplina è costato MA  non è vero che quello che costa di più vale di più. Sopratutto nell’ambito della formazione umana a volte sono le piccole realtà, portate avanti con umiltà e competenza che sono veramente efficaci. Le grandi strutture costano tanto e si fanno tanta pubblicità, spesso si rivalgono delle spese proprio sugli studenti senza offrire nulla di più. Se devi fare un corso vivendoti l’angoscia di aver svuotato il conto in banca non ci sono le premesse adeguate per goderselo.

8)Se millanta titoli ufficiali scappa.  Lo psicologo è laureato in psicologia e ha fatto l’esame di stato. Non esistono psicologi laureati alla scuola della vita ne psicologi laurati all’università della città di Chicaghia nello stato di Marilandia abilitati a perare sul territorio nazionale senza che abbiano fatto gli opportuni adeguamenti. Se venite avvicinati da persone che millantano di essere psicologi perchè hanno letto tutto di Freud e di Jung fategli ciao ciao con la manina. Non ci si improvvisa in una professione così difficile e prfonda. Se oggi le persone non vengono rinchiuse in squallidi buchi e la chiave buttata, se anche chi ha un problema psichico grave può vivere una vita normale grazie alla molecola lo dobbiamo a psicologi e psichiatri. Allo stesso modo quando andate da uno psicologo verificate, ascoltate osservate non siete obbligati a prendere il primo che vi passa, in ogni professione ci sono competenti e meno competenti.

9)Se vi forza o pretende che facciate cose che non siete pronti a fare, dubitate. Ogni discuterecosa ha il suo tempo, ogni persona ha la sua chiave. Se sentite che quello che vi propone non va bene per voi dite di no. Un buon formatore sa che il nostro lavoro è offrire sostegno, stimolare scelte ma MAI SCEGLIERE AL POSTO DEGLI STUDENTI. Quindi se vi viene chiesto di smettere di frequentare i vostri amici, lasciare vostro marito, mollare il lavoro, non prendere più le medicine, non andare dal medico etc etc pensateci molto molto bene. La scelta deve nascere sempre da dentro di voi.

10) Se vi chiede di aderire a un culto o a un’idea politica se i corsi sono con 300 partecipanti  ridrizzate le antenne, il plagio è molto, troppo vicino. Megagruppi significa molta pressione emotiva ed il bisogno di essere accettati e questo influenzerà le vostre scelte. Qualche tempo fa qualcuno si vantava di aver formato 1000 nuovi coach in un week end… come puoi aver formato delle persone, aver compreso i loro disagi, aver ascoltato le loro necessità aver fornito loro degli strumenti parlandogli attraverso uno schermo in uno sterminato capannone? Se volete lavorare davvero su voi stessi la formazione passa da piccoli gruppi ben seguiti.

10 BIS )La più importante: FUNZIONA? E’ una tecnica che ha un’applicazione pratica? potete farla anche da soli o dovete andare sempre da lui/lei per avere le risposte e stare bene? Produce un qualche risultato? anche solo per autoinduzione? E’ una teoria e una pratica complicata che mi ruba tanto tempo  in cui è facile sbagliare? Il trainer è coerente con la tecnica che insegna?Ricordatevi che la vita quotidiana è un’esperienza intensa e piena di cose da fare, se la tecnica richiede troppo tempo ed energia  quotidiani sarà facile che molliate a breve.